Soldi e beni per non controllare, invocate le pene per 13 agenti Polstrada

Vicenda andata avanti per anni e stroncata nel 2010. La Procura ha chiesto il conto a coloro che hanno scelto il processo

Il comando di polizia stradale di Lecce.

LECCE – Dai sette ai dieci anni a testa. Queste le pene invocate in mattinata dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi ai danni di tredici agenti di polizia stradale negli anni scorsi in forza alla sede di Lecce. Fece molto rumore l’inchiesta che nel maggio del 2010 portò all’arresto di sedici agenti, più all’iscrizione nel registro degli indagati di altri loro colleghi, per aver omesso di controllare i veicoli di alcune imprese locali in cambio di soldi o benefici di altra natura. Una decina di loro hanno già patteggiato negli anni scorsi, altri hanno deciso di andare al dibattimento. E ora è giunto il conto della Procura.  

Le pene invocate

Dieci anni sono stati richiesti per Leonardo Impero Delle Donne di Martignano. Nove anni a testa per Giuseppe Amenini di Maglie, Cosimo De Giuseppe di Minervino di Lecce, Cosimo Maurizio Rampino di Trepuzzi. Otto anni per Temistocle Perlangeli di Guagnano, Anna Maria Petrelli di Vernole, Giuseppe Piccinno di Aradeo e Roberto Tarantino di Copertino 8 anni. Sette anni per Fabio Cazzato di Lecce, Paolo Maria Centonze di Cavallino, Salvatore Lanza di Lecce, Angelo Rapanà di Campi Salentina e Ugo Rizzello di Seclì. Invocata l’assoluzione, invece, per Sabatino Boenzi di Airola (Benevento).

Le modalità d'azione

Due, stando alle indagini compiute in quegli anni dalla squadra mobile, sarebbero state le modalità di azione. I “giri”, ossia le visite che facevano generalmente in gruppi di due o tre presso le aziende per ricevere i regali, consistiti in denaro, generi alimentari o buoni benzina. O gli “articoli”: alcuni genti avrebbero agito su iniziativa individuale, avanzando le stesse richieste ai danni di ignari autotrasportatori fermati occasionalmente sulle strade.

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Tutto questo sarebbe andato avanti per una ventina d’anni, emersa dopo l'intervento di un agente stesso che, stanco di quelle condotte, sottrasse a un collega un foglio in cui erano elencate le ditte concusse, trasmettendolo alla Procura. Un centinaio circa i nomi di imprese locali, con le quali grazie anche alle intercettazioni, emerse un collegamento stabile.

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