Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Soldi spariti, condannati famigliari dell'omicida Blasi

Pasquale Luigi Blasi, di Melpignano, è in cella per aver ucciso un nipote nel 2007. Tre anni prima aveva sporto denuncia per i soldi di un fratello disabile scomparsi. Condannati in tre: pure la madre

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LECCE - A distanza di anni dalla prima denuncia presentata, e ora che si trova in carcere per scontare una lunga pena per omicidio, Pasquale Luigi Blasi, meccanico di Melpignano, s'è visto riconoscere da un Tribunale la ragione per vecchie questioni, datate circa sette anni or sono. Una presunta appropriazione indebita, da parte di due fra i suoi fratelli, e persino della madre, ai danni di un altro fratello, rimasto paralizzato e al quale sarebbero state sottratte ingenti cifre. Un fratello di cui Pasquale Luigi Blasi era tutore legale, salvo scoprire che tutti i conti per sostenerlo sarebbero finiti nelle mani dei consanguinei. Tutti e tre condannati a quattro mesi di reclusione. Oltre che al ristoro del danno.

La storia risale al 2004, ma per comprendere meglio il contesto in cui tutta la vicenda è maturata, occorre fare un balzo avanti nel tempo e ricordare gli eventi per cui Pasquale Luigi Blasi è rinchiuso in una cella di Borgo San Nicola. La condanna, a vent'anni, è stata pronunciata nell'aprile dello scorso anno per aver ucciso un nipote, Antonio Blasi (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=20007). La pena è stata poi ridotta in appello a diciotto anni, dopo l'esclusione dell'aggravante della premeditazione (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=26772).

Fu un gesto d'impeto, quello del 55enne meccanico di Melpignano. Mancavano solo pochi giorni al Natale del 2007, infatti, quando i carabinieri trovarono il cadavere dell'uomo nelle campagne (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=5369), con il volto sfigurato dai colpi inferti con il calcio di un fucile, come si sarebbe scoperto in seguito. Una lite degenerò fino alla morte di uno dei due contendenti. Le ricostruzioni hanno condotto a definire un quadro di profondi contrasti tra famigliari, per motivi legati a confini di terreni e in particolare a una servitù di passaggio. Il movente di tutto?

Certo è che ora emerge questo nuovo tassello da inserire nel mosaico, in cui gli attriti tra consanguinei sono caratterizzati da altre vicende. Più lontane nel tempo. Ma che vengono a galla nelle cronache solo oggi. E che, se non causa diretta anche dell'assassinio, ovviamente, rendono comunque l'idea di una stratificazione dei rancori all'interno del nucleo famigliare.

Andando a ritroso, si arriva così a quella vecchia denuncia, per la quale il giudice monocratico del Tribunale di Maglie, Pasquale Sansonetti, ha condannato oggi i due fratelli dell'omicida, Giorgio e Antonio Blasi (quest'ultimo, omonimo del nipote assassinato), e la madre, Maria Addolorata Catalano. In origine erano stati contestati la truffa e la circonvenzione d'incapace. Il giudice ha derubricato il reato in appropriazione indebita.


Tutto ebbe inizio nel 2004, quando un altro dei fratelli Blasi, colpito da un ictus, rimase paralizzato. A quanto pare, l'uomo disponeva di tre libretti di risparmio e di diversi buoni postali, per un valore compressivo di circa 60mila euro, cointestati alla madre e ai fratelli. Fu però Pasquale Luigi Blasi a essere nominato tutore. E dopo questa nomina, denunciò in Procura, tramite il suo legale, Salvatore Abate, il fatto che i soldi fossero spariti. La sentenza gli ha dato ragione. I fratelli e la madre erano difesi dagli avvocati Francesca Conte e Antonio Amato.

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