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Cronaca Nardò

Sos per Torre Squillace, via all'operazione recupero

Nardò, al via i lavori di messa in sicurezza annunciati dal Comune per l'antica torre costiera che insiste sul litorale tra Sant'Isidoro e Porto Cesareo. Zona recintata e scongiurato il rischio crollo

Prima l'sos lanciato a più voci dalle sensibilità più acute del territorio salentino per scongiurare il pericolo crollo: associazioni culturali, ambientaliste, e il tam tam scandito su iniziativa del medico neretino Marcello Gaballo. Poi la puntualizzazione del Comune di Nardò che con l'assessore competente, Mino Natalizio (prima del marasma politico vissuto in questi giorni a Palazzo di città), aveva illustrato il piano di recupero già delineato e pronto ad essere avviato. Ora la fase operativa vera e propria che fa tirare l'atteso sospiro di sollievo per il futuro prossimo di Torre Squillace. Zona recintata, impalcatura montata e operai al lavoro. L'operazione recupero è realmente partita. Qualche giorno di ritardo sulla procedura annunciata, ma come si suol dire?tutto bene quel che finisce bene. E dal 3 agosto scorso l'antico baluardo costiero del litorale ionico si appresta a rivivere una nuova "giovinezza" architettonica. Il pericolo di crollo sembra ormai scongiurato visto che hanno finalmente avuto inizio i lavori di salvaguardia e di recupero per una delle più suggestive torri costiere salentine, quella di Torre Squillace appunto, che si erge sul litorale compreso tra Sant'Isidoro e Porto Cesareo, sulla costiera jonica. Circostanza annunciata da Palazzo Personè in risposta al grido di allarme lanciato da più parti dalle vedette delle varie associazioni territoriali: Italia Nostra e del sempre vivo circolo culturale Nardò Nostra, su tutte.

Secondo quanto reso noto dall'Amministrazione comunale retta dal sindaco Antonio Vaglio, è stata posta in essere da parte della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Lecce, la consegna dei lavori, indifferibili ed urgenti, all'impresa Edilgamma s.r.l. di Lecce per la messa in sicurezza di Torre Squillace. Lavori che nello specifico riguardano la ricostruzione delle parti crollate oggetto dell'azione erosiva del tempo e ulteriormente danneggiate dalle copiose piogge dei mesi precedenti, in particolare della torre di guardia e di parte del parametro murario sottostante. Questo è l'epilogo di un'attività che il Settore Demanio dell'assessorato Urbanistica e Ambiente ha portato avanti nei mesi scorsi, in sinergia con la Soprintendenza e che ha visto coinvolti tutti gli enti interessati, dalla Regione Puglia all'Agenzia del Demanio. Una volta terminati gli interventi, così come stabilito dal verbale di sopralluogo congiunto redatto a luglio dello scorso anno e sottoscritto per il Comune di Nardò dal funzionario ingegnere Antonella Fiorentino, l'amministrazione comunale si è impegnata a prendere in consegna l'immobile e ad attivare le procedure finalizzate al reperimento di finanziamenti comunitari per il recupero funzionale del monumento e dell'area circostante. Per il momento il cantiere è stato avviato tra la soddisfazione dei promotori degli interventi di recupero.


Un giorno importante per il futuro di Torre Squillace e per il suo antico valore come sottolinea Marcello Gaballo in una sua nota in cui riporta anche i cenni storici salienti legati alla torre costiera neretina: "Albo signando lapillo, dicevano i Romani: un giorno importante da contrassegnare con il sassolino bianco, anzichè il nero riservato per i giorni infausti. La torre in questione venne edificata in obbedienza a quanto promulgato a Napoli dalla Regia Camera di Napoli nel 1563 e 1567, sotto il governo dei vicerè don Pedro da Toledo e don Pedro Afan de Ribera, quando ci si preoccupò di difendere il pingue territorio di Terra d'Otranto con la fortificazione della costa, ricorrendo a collaudati sistemi di avvistamento. In tutto il regno sorsero le torri, più rade nei tratti di scogliera alta ed impervia, più ravvicinate in tratti di costa bassa, come nel tratto ionico di nostro interesse. L'incremento maggiore si ebbe nel 1563, con precise indicazioni impartite ai regi ingegneri, che dovevano erigerle su tutta la costa del regno, con il contributo delle universitas che distavano meno di 12 miglia dal mare. Alcuni mastri giunsero da Napoli nella nostra provincia, altri si formarono, sino a diventare essi stessi i principali referenti della Regia Camera, come sono stati i neritini Vincenzo ed Angelo Spalletta, padre e figlio. Furono essi i più abili costruttori, realizzando poderose torri a pianta quadrata, che dall' architetto Vittorio Faglia, massimo studioso del sistema torriero del Regno, sono classificate come torri della serie di Nardò - Fiume, Santa Caterina, dell'Alto, Uluzzo, Inserraglio, Sant'Isidoro, Squillace, Cesarea, Chianca, Lapillo, Colimena. La peculiarità di questa serie, oltre la pianta, è data dalla scala monumentale esterna, spesso aggiunta successivamente, la conformazione tronco-piramidale, la presenza di caditoie, una o due per lato ed in corrispondenza delle aperture, la cornice toriforme marcapiano che divide la parete verticale da quella a scarpa, i beccatelli in leggero sbalzo, la cisterna nel piano inferiore e la zona abitabile in quello rialzato, la scala interna ricavata nel notevole spessore murario, la guardiola posta sulla terrazza. Ad ogni torre era assegnato almeno un caporale e un cavallaro, entrambi stipendiati dall'università locale, ed ognuna di esse disponeva di un minimo armamentario difensivo ed offensivo. La torre allora denominata Scianuri fu iniziata in località San Giorgio, in corrispondenza del porto omonimo, negli ultimi mesi del 1567, ma i lavori restarono fermi per oltre un anno a causa delle difficoltà finanziarie della competente università di Copertino. Risulta completata nel 1570, ad opera del mastro copertinese Pensino Tarantino, avendo richiesto circa ottomila ducati per la sua realizzazione. Sei anni dopo viene dotata di scale mobili e vengono completati gli infissi, registrandosi ulteriori spese sostenute ancora dai copertinesi, che nel frattempo avevano anche provveduto a retribuire i cavallari ad essa deputati. Nel 1640 venne dotata della scala esterna in pietra, che ancora può vedersi. La torre, con quella di Santa Caterina e del Fiume, è stata vincolata dal Ministero nel 1986, grazie alle pressanti segnalazioni del circolo culturale Nardò Nostra".

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