Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Porto Cesareo

Spaccio all'ombra dell'antica torre, condanna a 10 anni per l'ultima imputata

Nuovo importante verdetto nell’ambito dell’inchiesta denominata “The Tower”, la torre, con riferimento alla nota fortezza di Torre Lapillo

LECCE – Nuovo importante verdetto nell’ambito dell’inchiesta denominata “The Tower”, la torre, con riferimento alla nota fortezza di Torre Lapillo, nei pressi della quale si svolgeva l’attività di spaccio che ha portato, a maggio 2013, all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, coordinati all’epoca dal capitano Nicola Fasciano, e disposti dal gip del Tribunale di Lecce, Vincenzo Brancato, su richiesta del pubblico ministero Antonio De Donno.

Ieri il giudice Fabrizio Malagnino ha condannato Patrizia Conversano, 45enne di Veglie, assistita dall’avvocato Tania Rizzo, a dieci anni di reclusione. Una sentenza severa, anche in virtù del fatto che l’imputata, assolta per alcuni capi d’imputazione, non è mai stata trovata in possesso di sostanza stupefacente nell’ambito dell’inchiesta. L’ipotesi accusatoria si è basata su alcune intercettazioni che avrebbero fatto riferimento alla donna per una presunta attività di spaccio.  Dopo il deposito delle motivazioni della sentenza il legale della 45enne ricorrerà in appello. Tre le condanne e due le assoluzioni inflitte, nell’ambito dello stesso procedimento, in abbreviato.

Secondo l’ipotesi accusatoria il gruppo aveva messo in piedi un giro illecito di scambio di droga e metadone tra la marina ionica e Veglie. Caratteristica peculiare l’abbandono delle droghe sintetiche, con un ritorno alla cocaina, visto il prezzo dimezzato rispetto a quello di qualche anno addietro.

Gli investigatori hanno cominciato a intrecciare una serie di dati a partire dal primo febbraio del 2011, a seguito del rinvenimento di 41 grammi di cocaina nelle tasche di un uomo originario di Leverano. L’attività investigativa partì proprio da uno scambio tra il 50enne e Cosimo Albanese, fino ad arrivare alle attività più recenti, scoperte anche grazie all’ausilio di numerose intercettazioni telefoniche, nelle quali si parlava spesso di “voglia di caffè”, con riferimento al desiderio di stupefacenti che gli inquirenti non hanno faticato a decriptare.

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