Cronaca

La Corte d’Appello rivede la sentenza: "Non era organizzazione di spaccio"

La Corte territoriale ha riformulato l'esito di primo grado nei confronti di sei imputati, accusati inizialmente del reato associativo di spaccio di droga. Per il gruppo è stato riconosciuta una violazione del diritto di difesa. La vicenda scaturì nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Marco Lezzi, nel 2004

Il Tribunale di Lecce

LECCE – Nella mattinata di ieri, la prima sezione penale della Corte d'appello di Lecce ha ribaltato la sentenza nei confronti di sei imputati, accusati di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Franco Campa, 51enne di Scorrano, Claudia Addolorata Matteo, 34enne di Martano, Maurizio Di Nunzio, 29enne di Maglie, Angelo Montinaro, 43enne di Caprarica di Lecce e Romolo Culiersi, 37enne di Scorrano e Gionni Maggio, 42enne di Sanarica.

Campa, Matteo e Di Nunzio erano stati condannati in primo grado dalla sezione penale del Tribunale di Lecce rispettivamente a 7 anni e 6 mesi di reclusione e 33mila euro di multa, Culiersi e Maggio a 6 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 30mila euro e a 8 anni e al pagamento di 35mila euro Montinaro. Il pm Marco D'Agostino chiese ed ottenne la condanna di tutti gli imputati, ma la Corte territoriale ha frantumato interamente il relativo impianto accusatorio.

Quest’ultima ha accolto le argomentazioni del collegio di difesa, rappresentato dagli avvocati Sergio Santese, Luigi Corvaglia, Vincenzo Blandolino, Mario Ciardo e Gabriele Valentini. Da un lato ha escluso che le ipotesi di spaccio che inizialmente rientravano nel delitto associativo fossero state legittimamente contestate agli imputati Di Nunzio e Culiersi, assolvendoli perché il fatto non sussiste. Dall’altro, ha assolto Campa Matteo e Maggio dai reati specifici di spaccio loro contestati in concorso, perchè il fatto non sussiste. Mentre ha condannato Campa e Matteo solo per alcune cessioni di droga alla pena di anni 2 mesi 9 di reclusione, confermando nel resto la precedente sentenza.  

Nonostante l’imputazione per il reato associativo fosse stata derubricata in quella, meno grave, di spaccio di droga, il sostituto procuratore generale, Carlo Oliva, ha riconosciuto una violazione del diritto di difesa. Ha confermato la condanna per tutti gli imputati, con una lieve riduzione della pena, comunque accusati di aver spacciato droga, eccetto Maurizio Di Nunzio e Romolo Culiersi, nei cui confronti non era evidente alcuna  specifica ipotesi accusatoria di cessione a terzi di sostanza stupefacente.

L'inchiesta era nata per caso, nel marzo 2004, nell'ambito delle indagini della Dda di Lecce relative all'omicidio di Marco Lezzi, avvenuto a San Cesario di Lecce il nel mese di marzo del 2004. In quell’occasione, i carabinieri del Ros, nell'ambito delle indagini per la la cattura dell'allora latitante della Scu Corrado Cucurachi, scoprì che Sandro Cristofalo, 30enne di San Donato (poi arrestato quale autore materiale di quell'omicidio e successivamente condannato a 30 anni di carcere in Appello, insieme ai compaesani Vito De Carlo, 26enne e Federico Perrone)  utilizzava un telefono cellulare nel quale era stata inserita una sim card in uso a Franco Campa, da cui emerse una fitta rete di spaccio di droga insieme agli altri imputati.


 

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