Hashish con impresso il marchio dell'euro e munizioni, 30enne condannato

Due anni e nove mesi e oltre 10mila euro di multa per il neretino Giovanni Calignano. Fu arrestato ad aprile dalla polizia

LECCE – Quei 2 chili e 800 grammi circa di hashish, uniti a tutto il munizionamento rinvenuto, gli sono costati cari. È di due anni e nove mesi e dieci giorni, oltre a 10mila e 140 euro di multa, la pena inflitta con rito abbreviato dal giudice per le indagini preliminari Sergio Mario Tosi ai danni di Giovanni Calignano, 30enne di Nardò. L’uomo, con una sfilza di precedenti già alle spalle, era stato arrestato alla fine di aprile dagli agenti di polizia del commissariato di Nardò e della squadra mobile di Lecce, dopo un sopralluogo mirato nell’abitazione.  

La sostanza stupefacente, hashish racchiuso in venti confezioni di cellophane trasparente, ognuna recante impresso il simbolo dell’euro (€), era stata nascosta in un camino nel cortile di pertinenza dell’abitazione, in località Villaggio Resta, frazione di Nardò. In un caseggiato attiguo, poi, gli investigatori avevano trovato anche 36 cartucce (29 di calibro 9X21; sei di calibro 357; una di calibro 38) e un bossolo calibro 357. Sotto sequestro, infine, pure 400 euro, suddivisi in banconote da 50 e 20 euro, trovati in cucina. L’uomo aveva nominato difensori gli avvocati Massimo Muci ed Elvia Belmonte. Il pubblico ministero Alessandro Prontera aveva disposto il carcere.

Venerdì, dunque, s’è svolta l’udienza che ha portato alla condanna. Di fatto, il giudice non ha ritenuto credibile nessuna delle dichiarazioni rese da Calignano durante l’interrogatorio di convalida, svoltosi il 30 aprile scorso. Pur ammettendo la detenzione dell’hashish, il 30enne aveva spiegato come sarebbe derivato da una cinquantina di piantine da egli stesso coltivate e senza principio attivo, fatto, quest’ultimo, smentito dalla consulenza tossicologica. Mentre, per quanto concerne la coltivazione in proprio, per il giudice si è rivelata una tesi poco credibile, considerando il confezionamento preciso dei panetti, con tanto di marchio impresso.

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Calignano aveva poi negato di essere possessore delle munizioni trovate nel caseggiato attiguo all’abitazione principale, ma il fatto che questo ricada nello stesso terreno recintato con un accesso carrabile e regolarmente utilizzato, ha reso inverosimile la circostanza che non ne sapesse nulla. Di fatto, sono state ritenute nella sua diponibilità. Infine, sul denaro, aveva spiegato che sarebbe servito per l’azienda agricola gestita dalla moglie, ma dato il reddito esiguo dichiarato, è stata valutata attendibile l’ipotesi della polizia, cioè del guadagno derivante dallo spaccio.

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