Spaccio nella movida, l’ex portiere del Lecce resta in carcere

Arriva la decisione del giudice Proto sulla convalida degli arresti eseguiti tre giorni fa dagli agenti della squadra mobile di Lecce: in cella altri cinque, in due ai domiciliari, uno al divieto di dimora a Nardò, tre tornano in libertà

LECCE - Resta in carcere l’ex portiere del Lecce Davide Petrachi, 33 anni, di Melendugno, finito nel blitz “Movida” della squadra mobile che, tre giorni fa, ha portato a galla un giro di spaccio di cocaina a Lecce, nei pressi di piazzetta Santa Chiara, e nei pressi di alcuni noti locali nelle marine di Porto Cesareo, Santa Cesarea Terme, San Foca e Torre Uluzzu . Lo ha stabilito il giudice Giulia Proto, chiamata a valutare le richieste di convalida (dell’arresto ritardato) avanzate dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia Guglielmo Cataldi.

Nella decisione ha pesato il recente patteggiamento del 33enne a un anno e 8 mesi, pena sospesa, e 900 euro di multa, nell’ambito dell’operazione “Orione”. “E’ davvero inquietante che neanche un mese dopo la sentenza di condanna per spaccio di droga, l’indagato continui, senza remora, a perseguire in quella medesima condotta delittuosa, a dimostrazione della totale mancanza di rispetto per i provvedimenti dell’autorità giudiziaria”, evidenzia il giudice a pagina 33 del provvedimento.

Stando alle indagini condotte con agenti sottocopertura, Petrachi, sfruttando il suo ruolo di cameriere nella birreria sul lungomare Giacomo Matteotti, a San Foca, avrebbe usato il seguente approccio: fare amicizia con i clienti, suggerire locali d’intrattenimento e infine offrire la cocaina presa in consegna dal “socio” Andrea Montinaro, 44 anni, di Lecce. Anche quest’ultimo, coinvolto nell’operazione “Movida”, resterà nel penitenziario di “Borgo San Nicola”. La stessa misura è stata disposta nei riguardi dei neretini Roberto Patera, di 41 anni, Moreno Vonghia, di 37, Graziano Romano, di 40, e di Giuseppe Schito, leccese di 41 anni. Hanno, invece, ottenuto i domiciliari Antonio Peciccia, 50 anni, di Lecce, e il divieto di dimora nel Comune di Nardò (con l’obbligo di non uscire da casa dalle 21 alle 7) Marco Vetrugno, di 41, residente a San Pietro in Lama, per i quali era stato chiesto il carcere. Confermati, invece, i domiciliari per Vito Sacco, 19enne residente a Porto Cesareo.

La giovane età, il fatto che siano incensurati e coinvolti in un numero limitato di episodi hanno determinato il rigetto dell’applicazione di qualsiasi misura cautelare  nei riguardi di Adil Ghazi, 23 anni, Luca Stefano Indirli, 20, entrambi residenti a Porto Cesareo, e di Carmelo Schillaci, 19enne di Nardò. Quanto al tredicesimo degli indagati, Nicola Guarna, di 27 anni, la sua posizione è al vaglio della autorità giudiziaria di Bari, città in cui lo stesso risiede e dove si trovava al momento dell’arresto.

Intanto procedono le indagini per risalire a chi, dall’alto, terrebbe le redini del commercio di droga nelle zone del Salento frequentate principalmente dai più giovani. Osserva il giudice alle pagine 8 e 9 dell’ordinanza: “Pur non essendo stata raggiunta la soglia di gravità indiziaria per ravvisare un’associazione organizzata, sono stati accertati plurimi episodi di cessione, nei posti monitorati, controllati certamente da ambienti della criminalità organizzata, che si serve di soggetti pregiudicati e non operanti in zone della movida leccese (piazza Vittorio Emanuele II conosciuta come piazzetta Santa Chiara) o in noti locali della costa salentina”.

Gli indagati sono difesi dagli avvocati Raffaele Benfatto, Salvatore Donadei, Massimo Zecca, Marco Luigi Elia, Giuseppe Romano, Francesco Spagnolo, Cosimo D'Agostino, Pasquale De Monte, Massimo Muci, Tommaso Valente, Gianpiero Geusa, Paolo Cantelmo, Loredana Pasca e Anna Inguscio.

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