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Sparatoria a Copertino, al Riesame cade l'accusa di tentato omicidio

I giudici hanno riqualificato il reato in tentate lesioni personali aggravate, confermando comunque la custodia cautelare in carcere

LECCE – Cade l’accusa di tentato omicidio nella sparatoria avvenuta la mattina del 2 ottobre in un casolare alla periferia di Copertino. I giudici del tribunale del Riesame hanno riqualificato il reato contestato in tentate lesioni personali aggravate, confermando l’accusa di concorso in detenzione illegale e porto di arma da fuoco. Arma, una pistola Bernardelli calibro 7.65 con matricola punzonata, ritrovata dai carabinieri nei giorni scorsi nelle campagne di Carmiano. Una decisone che cambia in maniera sensibile il quadro accusatorio nei confronti dei tre dei quattro arrestati, la cui posizione è stata discussa oggi: Bruno Guida, 42enne di Leverano (assistito dall’avvocato Pantaleo Cannoletta); Matteo Niccoli, 22enne di Carmiano; e Toni Saponaro, 40enne di Carmiano (assistiti dall’avvocato Valeria Corrado). Con loro è stato arrestato anche Peppino Vadacca, 43enne di Carmiano. I tre restano in carcere.

L’arresto è scattato al termine di un’indagine lampo condotta dai carabinieri della tenenza di Copertino, con i colleghi delle stazioni di Leverano e di Carmiano, che hanno portato in poche ore all’arresto dei quattro. Il gruppo si è presentato nel casolare dove abita con la famiglia Paolo Panzanaro, 46enne con precedenti penali. La discussione sarebbe ben presto degenerata e sono stati esplosi due colpi di pistola, con una calibro 7,65. Il 46enne è stato poi colpito al volto col calcio della pistola, riportando lesioni con una prognosi di cinque giorni.

A incastrare i componenti della “spedizione punitiva” le immagini del sistema di video sorveglianza installato, le dichiarazioni dei famigliari e una serie di elementi raccolti dai militari dell’Arma. Tutto sarebbe iniziato circa una settimana fa, quando il figlio di Paolo Panzanaro paolo, un 19enne, ha notato in una campagna tra i comuni di Leverano e Carmiano, tre serre dalle quali proveniva un forte odore di marijuana. Solo dopo essersi avvicinato ed averne raccolta un po’ per uso personale, il 19enne si è accorto della presenza di alcune telecamere che l’hanno immortalato.

Il giorno seguente si è presentato a casa di Guida, che ha chiesto la restituzione del “maltolto”. Nonostante la restituzione di parte della marijuana raccolta, il 2 ottobre è stata comunque organizzata la spedizione punitiva ad opera dei quattro. In primis, sono scesi dalla Bmw di colore scuro, Saponaro con Miccoli e Vadacca, chiedendo al 46enne dove fosse il figlio, intimando poi a quest’ultimo la restituzione della sostanza stupefacente. A quel punto dall’auto è sceso Guida, che ha ordinato agli altri tre di sparare. Niccoli, allora, ha estratto dai pantaloni una pistola esplodendo i due colpi d’arma da fuoco.

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