Sparò all’impazzata contro l’amico e poi lo accoltellò: condannato a 11 anni

La sentenza è arrivata oggi all’esito del processo discusso col rito abbreviato nei riguardi di Michael Signore per l’episodio avvenuto l’8 maggio del 2018 sul terrazzo della sua abitazione a Lecce. Esclusa la premeditazione

LECCE - Crivellò con colpi d’arma da fuoco la persona che gli era stata amica fino al giorno prima, scagliandosi infine contro di lei con un coltello. Per questa aggressione avvenuta l’8 maggio del 2018, sul terrazzo della sua abitazione al civico 3 di via Niccolò Machiavelli, nella zona 167 di Lecce, Michael Signore, di 20 anni, è stato condannato per tentato omicidio a undici anni di reclusione.

La sentenza è arrivata oggi all’esito del processo discusso col rito abbreviato che ha consentito all’imputato di ottenere lo sconto di un terzo della pena. A emetterla è stato il giudice Giovanni Gallo che ha riconosciuto le attenuanti generiche (in considerazione dello stato di incensuratezza e della confessione), invocate dallo stesso pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, e quella del “recesso o pentimento attivo”, poiché fu proprio Signore ad allertare i soccorsi, sostenuta dall’avvocato difensore Mariangela Calò. Esclusa, inoltre, l’aggravante della premeditazione, probabilmente alla luce del fatto che, stando a quanto sostenuto dalla difesa, semmai Signore avesse voluto organizzare un omicidio non avrebbe scelto casa sua, e che l’arma si trovava sul terrazzo perché il ragazzo, essendo un pusher, l’aveva nascosta il giorno prima temendo un controllo delle forze dell’ordine.

Oltre che per tentato omicidio, il 20enne è stato condannato anche per la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare di 139 grammi di cocaina (dai quali si sarebbero potute ricavare più di 790 dosi), trovati dagli agenti durante la perquisizione domiciliare, e per rapina, perché dopo l’aggressione, si sarebbe impossessato del borsellino, con all’interno 200 euro, dell’orologio, degli occhiali da sole e dell’Iphone X, del malcapitato.

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La sentenza, le cui motivazioni saranno depositate entro novanta giorni, non ha disposto alcun risarcimento nei riguardi della vittima, Riccardo Savoia, di 37 anni, che riuscì a salvarsi dopo un delicato intervento chirurgico (uno dei proiettili si fermò a soli due millimetri dal cervello), perché questa per ragioni sconosciute, non era nel processo, avendo preferito non costituirsi parte civile.

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