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“Ho ucciso Noemi da solo”: abbreviato per il fidanzato reo confesso

Si aprirà il 2 ottobre il processo a Lucio per l’omicidio della fidanzata 16enne di Specchia. La madre della vittima: "Giustizia, mia figlia è sempre con me"

LECCE - Ha ammesso di aver ucciso da solo la fidanzata, la 16enne di Specchia Noemi Durini, di averlo fatto per le gravi tensioni maturate tra lei e i genitori di lui e di essere pentito per aver compiuto un gesto così assurdo. Ma questo non è bastato a convincere il gup (giudice per l’udienza preliminare) del Tribunale per i minorenni Aristodemo Ingusci a concedere a Lucio, la messa alla prova.

Questa possibilità gli avrebbe consentito di ottenere la sospensione del processo e di partecipare a un programma rieducativo, che in caso di esito positivo, avrebbe potuto fargli ottenere il proscioglimento per estinzione del reato. Il processo quindi su uno degli omicidi più cruenti avvenuti nel Salento, nel settembre del 2017, ci sarà e si celebrerà con l’abbreviato, chiesto dai difensori (gli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe) con l’obiettivo, quanto meno, di ottenere uno sconto della pena. La richiesta di rito alternativo è stata avanzata dopo che il giudice ha respinto l’istanza di messa alla prova, ritenendo il ragazzo non sufficientemente maturo e per il fatto che lo stesso non abbia dato, in questi mesi, evidenti segni di resipiscenza.

Video: parlano i genitori della ragazza e l'avvocato di Lucio

Lucio (detenuto nel carcere di Quartuccio, a Cagliari) sarà al banco degli imputati nel tribunale per i minorenni (poiché 17enne all’epoca dei fatti) di Lecce il 2 ottobre, per la requisitoria del pubblico ministero. E’ invece fissata per il giorno seguente la discussione dei difensori, cui farà seguito la sentenza del giudice.

Le accuse sono omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e per aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili e occultamento di cadavere. Noemi sparì da casa lo scorso 3 settembre e il suo corpo fu ritrovato dieci giorni dopo, sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo. Per occultamento di cadavere, erano stati indagati anche i genitori del ragazzo, ma la Procura ha chiuso il fascicolo escludendo un loro coinvolgimento, come pure quello nei riguardi del meccanico di Patù, Fausto Nicolì, tirato in ballo come autore del delitto da Lucio, che invece oggi si è assunto ogni colpa come nel primo interrogatorio, quando consentì agli inquirenti di ritrovare il corpo della fidanzata.

Ci sono stati momenti di tensione al termine della decisione del giudice, quando le famiglie che hanno partecipato all’udienza, hanno lasciato il tribunale. I genitori di Lucio si sono rifiutati di rispondere alle domande dei cronisti che li inseguivano per strada e hanno urlato: “Siamo orgogliosi. Siamo vivi”. Poche parole anche quelle pronunciate della madre di Noemi, ma cariche di sentimento e fiducia: “Giustizia! Giustizia! Mia figlia è sempre con me”.

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