Scoppia il rogo, distrutta l'auto di una donna il cui marito è ai domiciliari

Indagini serrate a Specchia, anche se non ci sono tracce di dolo. Lei aveva denunciato il coniuge, finito a processo l'11 maggio scorso per maltrattamenti

SPECCHIA – Erano circa le 2 di notte quando all’improvviso le fiamme hanno avvolto un’autovettura parcheggiata a Specchia, in via Guglielmo Marconi. Seri i danni riportati da una Renault Kadjar bianca. Tutta la parte anteriore è andata distrutta e le fiamme si sono estese all’abitacolo. Il calore ha fatto esplodere anche il parabrezza. E la vicenda ha gettato nello sconforto la donna che usa l’auto, una 37enne, e i suoi tre figli, tutti minori.

Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco del distaccamento di Tricase, che hanno spento le fiamme. E poco dopo anche i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Tricase e della stazione di Specchia, per avviare gli accertamenti.

L’autovettura è formalmente intestata a una società a responsabilità limitata che la donna gestiva con il marito, 44enne originario di Tricase. Un uomo che si trova al momento ristretto agli arresti domiciliari e in attesa di processo proprio per maltrattamenti in famiglia, lesioni e violazione degli obblighi di assistenza famigliare.

WhatsApp Image 2018-05-24 at 07.46.14-2Un mese addietro l’arresto dei carabinieri, poi, il decreto di giudizio immediato, che risale appena all’11 maggio scorso, con il processo che si aprirà a giugno. Lui è difeso dall’avvocato Tony Indino; la moglie, che ha sporto la denuncia da cui sono iniziate le indagini, e i figli, sono invece rappresentati dall’avvocato Anna Laura Remigi.

I carabinieri, dunque, chiuso il capitolo investigativo sui presunti maltrattamenti, stanno ora indagando anche sull’incendio avvenuto nella notte. Per ora non vi sono certezze né sull’atto doloso (non sono stati trovati inneschi, resti di benzina, contenitori sospetti), né videocamere nelle vicinanze.

L’auto era posteggiata in via Marconi perché nelle vicinanze risiedono i genitori della donna. Per il momento è lì che ha trovato sistemazione con i figli. E la Kadjar era rimasta in uso a lei, anche e soprattutto per accompagnarli a scuola e alle attività giovanili. Spetterà ora agli investigatori dell'Arma stabilire cosa sia accaduto nella notte.

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