Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

“In dialisi e senza pensione”. L'odissea di un malato fra i nodi della burocrazia

Salvo Caroppo, originario di Specchia, è costretto a recarsi spesso a Leuca per curarsi. Nel frattempo gli è stata sospesa la prestazione economica di invalidità fino a nuovo accertamento. "Gli assegni dovrebbero essere versati per tutto il tempo della dialisi"

Interno di un ospedale (repertorio, @TM News/Infophoto).

SPECCHIA - Lunghi anni trascorsi facendo su e giù da Specchia a Leuca per effettuare la dialisi. Un intervento delicato, un trapianto, e poi ancora un lungo biennio di terapia da effettuare quasi ogni giorno.

Ma non sono solamente i problemi di salute a complicare la vita di Salvo Caroppo. No, perché con quelli si impara a convivere sempre, con grande forza di spirito, dignità e fiducia nel futuro. Semmai è “la scarsa attenzione che i medici riservano alle nostre condizioni” e l’incomprensibile muro della burocrazia ad avergli fatto perdere la pazienza. Tanto che Caroppo ha deciso di rivolgere una denuncia circoscritta a mezzo stampa per descrivere le mille peripezie che “tocca affrontare” quando si è in queste condizioni.

Racconta la sua storia, ma parla a nome di tante altre persone che hanno attraversato tempeste più forti, trovando poche mani tese lungo il loro percorso. Innanzitutto, dice, “sono trascorsi lunghi anni ma dal punto di vista della sanità poco o nulla è cambiato”.

Il suo cruccio principale ha un nome: si chiama pensione di invalidità civile. Pochi soldi, a seconda del livello di inabilità e della necessità o meno di essere assistiti, che l’Inps eroga al fine di garantire pari condizioni di vita a tutti. Nel caso di Caroppo quelle poche centinaia di euro sono un’integrazione allo stipendio part-time, vitali per affrontare le spese della quotidianità: casa, affitto, fino alla benzina necessaria per recarsi in ospedale. Che da qualche tempo è costretto a chiedere, in prestito, alla madre.

Quel sussidio, infatti, è stato sospeso: “La prestazione economica è soggetta a revisione e quindi può essere sospesa fino ad una nuovo accertamento delle condizioni di salute. Ripristinata, quindi, più tardi. O mai più”. Nel suo caso, i dottori dell’ospedale di Poggiardo avrebbero confermato l’esistenza del problema in seguito ad una nuova visita, nel mese di maggio.

Ma l’assegno della pensione tarda ad arrivare a causa di un imprevisto: “Un mese più tardi sono stato riconvocato da una Commissione medica di Lecce per un nuovo accertamento. Si tratta di un controllo a campione. Saranno loro a decidere se riconfermarmi il sussidio o meno”. Il responso potrebbe essere assolutamente positivo e il giudizio fornito dai colleghi di Poggiardo riconfermato. Ma nel frattempo?

“Convocarci per una nuova visita ci comporta molti disagi, anche in termini di un semplice spostamento a Lecce. La data della visita potrebbe, inoltre, coincidere con uno dei giorni in cui il paziente è sottoposto al trattamento di dialisi: nessuno si preoccupa né della eventuale coincidenza di date, né dei disagi collaterali che gravano su chi ha già un problema di salute”, denuncia Caroppo.

Il suo sfogo è a tutto tondo: non gli risultano chiari i criteri di assegnazione delle pensioni e anzi, non di rado, immagina ci possano essere dei margini di discrezionalità. “I medici a volte non ti ascoltano e capita che controllino persino la trascuratezza nel modo di vestire per determinare quanto una persona sia autosufficiente o meno”.

Il modo per accelerare i tempi tra una convocazione e l’altra non si trova. E chi se lo può permettere, avvisa lui, ricorre all’assistenza di un legale per far valere “i propri diritti”. “Io non conosco avvocati, non posso seguire l’iter giudiziario – spiega – ma sono stanco di questo andazzo. Di andare e venire da un posto all’altro, per farmi assegnare la pensione, con il denaro che non basta mai”.

La stoccata, al fondo, non è rivolta alle visite di revisione che “bisogna assolutamente fare, considerato anche la quantità di furbi che esiste”. È un altro, a suo dire, il modo per alleggerire il carico di un malato: “L’erogazione della prestazione economica non dovrebbe essere interrotta tra un controllo e l’altro – propone Caroppo – ma mantenuta nel corso del tempo, contemporaneamente alle visite di accertamento. Così da far valere i diritti di tutti e impedire che si allunghino i tempi in cui si resta senza un soldo”.

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