Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Spending review e sistema sanitario: Usb e Cgil promettono battaglia al Governo

L'unione sindacale di base in Prefettura per difendere gli 850 posti di lavoro garantiti dalla società in house della Asl di Lecce. Cgil davanti all'ospedale Fazzi denuncia il taglio alla spesa sanitaria di 4,7 miliardi di euro

 

LECCE - I sindacati Usb e Cgil di Lecce alzano le barricate contro i provvedimenti previsti dalla “spending review” con una doppia azione dimostrativa che trae origine dai tagli previsti dal decreto legge 95 del luglio 2012, e promette di essere solo il primo atto di un lungo braccio di ferro con il Governo.

Da un lato i sindacalisti di base erano davanti alla Prefettura per ribadire il no secco all’articolo 4 che condannerà a morte le società in house nate su tutto il territorio regionale, dall’altro uno spiegamento di forze del sindacato confederale volantinava all’ingresso dell’ospedale “Vito Fazzi” per catturare l’attenzione dei passanti sul taglio di 4,7 miliardi di euro che potrebbe mettere in ginocchio il sistema sanitario pubblico.

“Credo che i cittadini salentini non abbiano ancora compreso la gravità del provvedimento governativo che aggiunge tagli ai precedenti 8 miliardi di euro già sottratti alla sanità pubblica e potrebbe reintrodurre i famosi ticket per recuperare altri 3 miliardi di spesa pubblica” spiega il numero uno di Cgil Lecce, Salvatore Arnesano. Il decreto legge risulta semplicemente “insostenibile” in una regione, come la Puglia, già sottoposta ai sacrifici del piano di rientro sanitario che ha comportato tagli di posti letto e chiusura di presidi ospedalieri cui non si è trovara, ancora, un’alternativa. “La logica dei tagli lineari non si concilia con i diritto alla salute dei cittadini”, aggiungono i sindacalisti che immaginano un unico scenario possibile: il ritorno ad una situazione di privilegio per le persone facoltose, le uniche a poter avere accesso alle cure mediche.

Non siamo contro la revisione della spesa pubblica ed è giusto eliminare gli sprechi esistenti”, precisa Arnesano. Ciò che manca, quindi, sarebbe l’elaborazione di una proposta per riqualificare il servizio sanitario pubblico, in quanto strumento di crescita e fattore di equità sociale, “per scongiurare il rischio che questa spinta sul settore privato, porti al collasso il servizio sanitario pubblico: non dimentichiamo che la sanità ha rappresentato, per anni, il fiore all’occhio dell’Italia nel mondo”.

Il discorso sanitario tocca al cuore anche la sopravvivenza della società in house con cui, solo a Lecce, la Asl di Lecce ha internalizzato e gestito direttamente una moltitudine di servizi: dall’ausiliariato alle pulizie fino al sistema informatico. La salentina Sanitaservice attualmente dà lavoro ad 850 persone: lavoratori che a breve giro di posta dall’assunzione, già rischiano di ritrovarsi per strada per effetto dell’articolo 4 dello stesso decreto legge. Il provvedimento prevede, infatti, lo scioglimento, entro fine 2013, delle società controllate direttamente o indirettamente dalla pubblica amministrazione.

E, quel che è peggio, secondo gli interessati, “non accenna minimamente alla salvaguardia dei livelli occupazionali”. Centinaia di posti di lavoro, spiega Usb, sarebbero bruciati se il decreto ottenesse il benestare del parlamento, così com’è. “Faremo di tutto per scongiurare il rischio perché indietro non si torna”, tuona il sindacalista Gianni Palazzo al margine dell’incontro con il capo di gabinetto della Prefettura, Guido Aprea. Un colloquio in cui Usb ha ribadito la volontà dei dipendenti Sanitaservice di impedire l’approvazione dell’articolo 4.

La strada che sembra senza uscita, ha solo due sbocchi: la bocciatura in toto del provvedimento, o la presentazione di emendamenti per limitarne gli effetti. “In linea  con il governo regionale, sosteniamo la necessità di escludere dal provvedimento le società in attivo come Sanitaservice che, rispetto al sistema degli appalti, ha garantito un notevole risparmio”.

“La società in house trae forza e legittimità anche della recente sentenza della Consulta che ha messo un freno alla privatizzazione dei servizi pubblici locali”, aggiunge Palazzo. In questa  sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo un articolo della legge 148 del 2011, Usb e le forze politiche più distanti dal governo Monti leggono un preavviso di incostituzionalità anche per l’articolo 4 della spending review.

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