Spintoni, schiaffi e insulti sui bimbi di tre anni: le maestre dinanzi al gip

Interrogatorio di garanzia per la la maestra salentina arrestata, con tre colleghe, per i presunti maltrattamenti nella scuola materna

LECCE – Si è avvalsa della facoltà di non rispondere la maestra salentina arrestata, con altre tre colleghe, per i presunti maltrattamenti ai bambini della scuola materna “Montessori” di Capurso (in provincia di Bari), dove ha insegnato nel corso del precedente anno scolastico. Oggi la donna è comparsa dinanzi al giudice per l’interrogatorio di garanzia.

Si tratta di L.M., 52enne originaria di un paese nei pressi di Gallipoli. Nei suoi confronti i carabinieri di Capurso hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura del capoluogo pugliese, nell’ambito dell'indagine condotta dal mese di dicembre del 2017 fino a maggio di quest'anno.

Ai domiciliari sono finite anche M.L., 63enne, B.N., 47enne, V.A., 49enne, originarie della provincia di Bari. Le quattro indagate sono accusate di aver compiuto abusi e maltrattamenti sui piccoli allievi, tutti di età di tre anni. A dare avvio alle indagini è stata la denuncia di alcune mamme, insospettite dai comportamenti e dalle paure palesate dai loro bimbi. I carabinieri, attraverso alcune intercettazioni, hanno accertato che le quattro maestre, sia autonomamente che in concorso, nell’anno scolastico 2017/2018, hanno assunto comportamenti vessatori e violenti nei confronti dei piccoli alunni.

In particolare le maestre, in maniera sistematica, per esercitare la loro funzione di insegnante, hanno assunto nei confronti dei bambini comportamenti violenti, spintonandoli, strattonandoli, a volte, trascinandoli fino a farli cadere o urtare, percuotendoli in alcuni casi con schiaffi alle braccia e sul volto. Ai piccoli, veniva imposto di rimanere con il capo riverso sul banco, in posizione sottomessa e, in caso di rifiuto, costretti con forza a tenere tale posizione. Altre “punizioni” consistevano nell’imporre ai bambini a rimanere in un angolo della classe con il volto rivolto verso il muro, a volte, con le mani dietro la schiena, per periodi prolungati.

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