Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Spray sulle porte, messaggi e appostamenti: condanna e risarcimento

Un anno e quattro mesi per un 48enne di Miggiano. Avrebbe preso di mira non solo l’ex moglie ma anche chi le stava vicino e l'aiutava. E così ora dovrà risarcire con 10mila euro la donna, la figlia e il genero. Assolto per altri episodi, come quello di aver danneggiato la cappella di famiglia

LECCE - Era diventato la sua ombra. Lo trovava sotto casa giorno e notte. La inseguiva e le inviava centinaia di messaggi dal contenuto offensivo. E' questa la vicenda messa nero su bianco nella querela sporta da una donna nei riguardi dell'ex marito, un 48enne di Miggiano, e oggetto dell'inchiesta della Procura di Lecce finita ieri sotto la lente del giudice Michele Toriello.

L'epilogo della storia è arrivato ieri nella sentenza emessa al termine del processo che si è discusso con il rito abbreviato.

Un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) sono stati inflitti a quell'uomo che avrebbe preso di mira non solo l’ex moglie ma anche chi le stava vicino e l'aiutava. Sì, perché stando alle indagini coordinate dal pubblico ministero Stefania Mininni (sostituita in udienza dalla dottoressa Carla Longo che aveva chiesto due anni di reclusione), l'imputato avrebbe minacciato alcuni familiari, persino la figlia il giorno del parto, e avrebbe danneggiato con una bomboletta spray la porta d'ingresso delle loro abitazioni e l'auto.

Non l'avrebbe fermato neppure il divieto del giudice di non comunicare con qualsiasi mezzo con la ex e di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla stessa, poi trasformato in quello più pesante di abitare a Tricase, misura alla quale è tuttora sottoposto.

La sentenza emessa dal gup Toriello ha inoltre imposto al 48enne di risarcire le presunte vittime (che si erano costituite parti civili con l'avvocato Ippazio Cazzato) con 10mila euro: 7mila 500 alla ex, mille alla figlia e mille e 500 al genero.

L'imputato (difeso dall'avvocato Fabio Ruberto) è stato assolto da un paio di episodi, come quello che lo vedeva responsabile dei danneggiamenti alla cappella di famiglia.

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