Riciclo del legno come metafora di ritorno alla vita: dal carcere i futuri falegnami

A Borgo San Nicola in mostra i lavori realizzati dagli 11 ospiti che hanno concluso il laboratorio “Sprigionarte – Experience Tour tra legno e riuso“

(Gian Marco Vitti Studio Sciolto)

LECCE - I detenuti potranno essere i futuri falegnami impegnati nella produzione di arredo urbano per i Comuni del Salento. Si è concluso il progetto “Sprigionarte-experience fra legno e riuso”, un progetto formativo di 900 ore, spalmate in un laboratorio durato un anno e che ha visto undici ospiti dell’istituto penitenziario di Borgo San Nicola alle prese con l’ideazione e la produzione di oggetti in legno riciclato, all’interno del carcere. La falegnameria della casa circondariale leccese è, infatti, una delle più grandi d’Italia e una delle poche ancora attive.

All’interno vi lavorano quotidianamente decine di detenuti, ai quali si sono aggiunti negli ultimi mesi anche i dieci che hanno seguito il laboratorio, coordinati da un undicesimo ospite nelle vesti di "mentore". Il percorso formativo è stato curato dall’ente Aforisma school of management, in collaborazione con Culturambiente onlus e con l’associazione Linfa. È stato finanziato dall’assessorato alla Formazione e lavoro della Regione Puglia. Nel pomeriggio di oggi, nell'incontro finale, sono stati esibiti i manufatti realizzati: oltre a sedie, tavoli, scrivanie, in mostra anche modellini e persino un carretto, dall’originale design, per la raccolta dei rifiuti da differenziare.IMG_0032-4-3

 Partner dell’iniziativa, oltre ovviamente allo stesso carcere, anche il Comune di Caprarica di Lecce, la prima amministrazione salentina ad aver impiegato, sin dal 2017, i detenuti che possono usufruire di permessi lavoro come sancito dall’articolo 21 della legge dell’ordinamento penitenziario: un paio di loro, quotidianamente, vengono presi e poi riaccompagnati, a spese dell’ente locale, per eseguire piccoli interventi e manutenzione del verde pubblico nel piccolo comune. In futuro, la speranza è quella di fare della falegnameria proprio un laboratorio artigianale per la produzione di tutti i complementi di arredo urbano: panche, fioriere e recinzioni. I detenuti, del resto, già realizzano da anni gli stessi mobili destinati alle celle.

Un modo per riutilizzare arredamento ormai inservibile. E non è tutto. Dalla falegnameria di Borgo San Nicola, infatti, spesso vengono prodotti anche i mobili per altre carceri dello Stivale. Non è dunque escluso che, dando seguito al progetto appena concluso, si possa pensare a una forma di cooperativa dove inserire non soltanto gli ospiti dell’istituto penitenziario, ma anche coloro che, rimessi in libertà, potrebbero in questo modo essere collocati in tempi brevi in un ambiente lavorativo.

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