Cronaca

Stalking alla ex convivente, assolto un agente della polizia penitenziaria

E’ stato assolto “perché il fatto non sussiste” un 57enne di Lecce, accusato di aver tormentato la donna con cui aveva avuto un legame sentimentale. Per il giudice: “Insuperabili dubbi sulla credibilità della vittima”

LECCE - E’ stato assolto “perché il fatto non sussiste” un 57enne di Lecce, accusato di aver tormentato la donna con cui aveva avuto un legame sentimentale. Quest’ultima sosteneva di essere stata sua vittima per circa un anno, dall’aprile del 2017, quando decise di interrompere la relazione e andar via di casa. In particolare, di aver ricevuto numerose e continue telefonate, a tutte le ore del giorno e della notte, messaggi su whatsapp dal contenuto minaccioso del tipo “ti taglio la testa e la porto a passeggio” e offensivo, e anche fotografie a scopo intimidatorio che la ritraevano in pose discinte tratte da un album privato. E ancora, la donna riferì agli inquirenti di essere stata destinataria di sms in cui l’ex convivente le attribuiva il fatto di non prendersi adeguatamente cura del figlio malato, di essere stata oggetto di continui pedinamenti e appostamenti, e di aver assecondato per paura di ritorsioni le richieste di incontri, durante i quali sarebbe stata anche presa a schiaffi.

Così A.P., un 57enne di Lecce, era stato trascinato al banco degli imputati per il reato di stalking aggravato dal fatto di aver avuto un rapporto sentimentale con la vittima.

Ma si è sempre proclamato innocente e ha continuato a farlo anche nel processo che si è concluso ieri pomeriggio nel tribunale di Lecce davanti al giudice Fabrizio Malagnino e in cui era difeso dagli avvocati Mario Fazzini e Viviana Labbruzzo.

Per lui la pubblica accusa aveva invocato una condanna a dieci mesi di reclusione, ma stando alla sentenza non sarebbe stato trovato alcun riscontro agli episodi messi nero su bianco nel fascicolo d’inchiesta aperto in seguito alla denuncia sporta dalla donna (che era in aula come parte civile con l’avvocato Andrea Capone).

“Esistono insuperabili dubbi circa la credibilità della vittima stessa”, si legge nelle motivazioni depositate contestualmente al verdetto e nelle quali si osserva come l’accusatrice avesse un precedente di non poco conto: una pesante condanna per calunnia nei riguardi di un altro ex compagno al quale attribuì violenze.

Al giudice, inoltre, non sono apparse compatibili con la condotta persecutoria, le richieste di favori e la gelosia nei riguardi del 57enne per le sue nuove frequentazioni, emerse dalle conversazioni oggetto di perizia.

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