Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Anche 100 chiamate in un giorno e minacce di morte: "Ti brucio viva in casa". Condannato

E' di due anni e nove mesi di reclusione la pena (decurtata di un terzo per la scelta del rito abbreviato) inflitta a un 36enne leccese nel processo discusso ieri

LECCE - “Ti devo uccidere  e seppellire sia a te che a chiunque ti sta accanto a te. Stai tranquilla che stasera non te la faccio passare liscia. Stasera ti devo ammazzare. Ti brucio viva in casa… stai attenta quando dormi”: sono alcuni dei numerosi messaggi, dai quali abbiamo omesso turpiloqui, ricevuti da una donna  che dopo 14 anni di relazione tossica aveva deciso di voltare pagina, e di proteggere il figlio disabile.

Per queste ripetute vessazioni avvenute fino al 2023, e interrotte solo nei periodi di detenzione in carcere del convivente, un 36enne leccese (implicato in numerose vicende e per diversi reati quali droga, rapina, maltrattamenti) è arrivata la condanna  a 2 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione, già decurtata di un terzo, in ragione della scelta del rito abbreviato.

A emettere il verdetto è stata la giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce Anna Paola Capano, al vaglio della quale c’erano numerosi episodi di maltrattamenti tra le mura domestiche, alcuni troppo datati e per questo prescritti. Uno, per esempio, risaliva al 2011, nel periodo in cui la  malcapitata era in dolce attesa: l'avrebbe spinta con violenza contro il muro di casa e poi tentato di soffocarla.

Quando oramai la relazione era finita, il 36enne l'avrebbe perseguitata chiamandola anche cento volte in un solo giorno. In una circostanza,  l'avrebbe raggiunta in un ristorante e, approfittando di un suo momentaneo allontanamento, si sarebbe avvicinato al figlio, nonostante diversi provvedimenti del tribunale per i minorenni e del tribunale civile glielo impedissero, spaventandolo con affermazioni del tipo: “La mamma ti ha abbandonato”. Una volta ritornata al tavolo, non contento, avrebbe offeso la signora dandole della “schifosa”, della “infame”, per poi colpirla con uno schiaffo al volto. E ancora, il 25 giugno del 2023, avrebbe provato a sfondare con calci e pugni la porta d’ingresso dell’abitazione, ma a fermarlo ci pensarono gli agenti delle volanti, intervenuti su richiesta della vittima.

A quest'ultima, parte civile al processo con l'avvocato Fabio Corvino, è stato riconosciuto un primo e immediato risarcimento del danno per 5mila euro, il resto dovrà essere quantificato e liquidato in separata sede.

La difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Sebastiano Conte, valuterà il ricorso in appello, non appena visionerà le motivazioni del dispositivo.

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