Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Stealth, dopo l'invito alla giudice ad astenersi, ora c'è la richiesta di ricusazione. Nuovo "stop" al processo

Sarà discussa domani dinanzi alla Corte d'appello di Lecce, l'istanza formulata da uno degli avvocati che rappresenta i 36 imputati nel processo abbreviato scaturito dall'inchiesta su un’associazione mafiosa e su un’organizzazione prevalentemente dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Udienza rinviata al 27 settembre

LECCE - Si ferma ancora una volta il processo col rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “Stealth” su un’associazione mafiosa e su un’organizzazione prevalentemente dedita al traffico di sostanze stupefacenti, al cui vertice, in ogni caso, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato Fernando Nocera, detto “zio” o “vecchio” (qui, la notizia del blitz).

Questa mattina, il pubblico ministero Alessandro Prontera (titolare delle indagini con la collega dell’Antimafia Giovanna Cannarile) avrebbe dovuto completare la requisitoria e formulare le richieste per ciascuno dei 36 imputati, ma l’udienza è stata rinviata al prossimo 27 settembre dalla giudice Maria Francesca Mariano, in ragione della recente istanza di ricusazione formulata nei suoi riguardi da uno dei difensori, l’avvocato Ladislao Massari, e resa nota oggi.

Il legale aveva già provato a ottenere l’estromissione della gup, sollecitandola a presentare la domanda di astensione che poi però la presidente del tribunale di Lecce Anna Rita Pasca aveva di fatto ritenuto inammissibile.

La richiesta di ricusazione, che verte sia sui motivi di quest’ultima decisione che sulle questioni sollevate nell’invito all’astensione, sarà discussa domani mattina dinanzi alla Corte d’appello di Lecce, presieduta dalla giudice Teresa Liuni.

In particolare, secondo l’avvocato Massari, sarebbe stata compromessa "l’apparenza dell’imparzialità" nel giudizio, in ragione delle valutazioni già espresse dalla giudice riguardo la mancata costituzione di parte civile dei privati cittadini vittime del sodalizio, ma di fatto già assorbita, a suo avviso, dall’avvenuta costituzione del Ministero dell’Interno.

A parere del legale, inoltre, sarebbero stati dati per scontati sia l’esistenza di un'associazione mafiosa che dei reati fine, soprattutto le estorsioni.

A questioni di natura tecnica, doglianze sono state espresse pure sulla “sgradita” presenza in aula della scorta disposta nei riguardi della magistrata a seguito di gravi minacce di morte subite negli ultimi mesi e di cui abbiamo dato notizia in numerosi articoli.

Sul punto, però, alcuni colleghi del legale hanno preso le distanze, seppur in separata sede, ritenendo che la giudice sia costretta suo malgrado, e non certo per un capriccio, a vivere sotto stretta sorveglianza h24, e non essendo oltretutto la sola a sostenere, nonostante tutto, processi.

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