Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Stipendi in ritardo per le educatrici del nido. La smentita del Consorzio Cesfet

L'amministrazione del consorzio rivendica l'impegno nel corrispondere mensilmente stipendi e contributi alle lavoratrici del "Nicholas Green". "Lamentarsi per il ritardo occasionale è un gesto che grida spudoratezza"

Foto d'archibv

 

LECCE - Gli amministratori del Cesfet di Lecce - Consorzio “Europa servizi, formazione e terzo Settore” società cooperativa sociale onlus – intervengono per rettificare la notizia relativa allo stato d’agitazione proclamato dalle educatrici dell’asilo nido comunale “Nicholas Green di Lecce” a causa dei presunti ritardi nella corresponsione dello stipendio.

“Non si conosce ma lo si può solo presumere, la fonte informativa che, per troppo evidente strumentalizzazione, avrebbe fornito alle educatrici notizie destituite da ogni fondamento. La ben nota difficoltà finanziaria che attanaglia gli enti locali per effetto dell’applicazione della spending review avrà forse indotto a ritenere che, sino a quando le casse del Comune di Lecce non saranno ristorate dalle somme rivenienti dal pagamento della seconda rata dell’Imu da parte dei cittadini leccesi (16 dicembre), potrebbero essere a rischio anche i pagamenti degli emolumenti del personale impegnato nei vari servizi gestiti in appalto”, spiega la nota inviata dal presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio, Anna Maria Orlandini.

“Non stupisce, però, più di tanto il comportamento di quante, regolarmente retribuite dal gestore del servizio, ormai da tre anni, continuino a manifestare un atteggiamento pretestuoso ed assurdamente polemico, ostinandosi a ribadire il mancato rispetto occasionale e mai superiore ad una media di due giornate lavorative (come è ben facile desumere dai tabulati bancari), della data di corresponsione della retribuzione (dieci di ogni mese), senza mai riuscire a cogliere l’impegno che l’azienda pone, nonostante l’ammontare del credito che vanta presso le istituzioni pubbliche, nel garantire il regolare versamento dei contributi e nel corrispondere mensilmente gli stipendi”.

“E’ il caso di far presente che alle educatrici in servizio che, prima dell’attuale gestione, venivano assunte con contratti di somministrazione e, per quanto il Capitolato d’oneri della gara prevedesse l’utilizzazione del personale con contratto a tempo determinato con scadenza al 31 luglio di ogni anno, è stato offerto dall’attuale gestore un contratto full-time, a tempo indeterminato, nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro delle Cooperative Sociali e della normativa vigente – continua la nota - Non solo ma, di fronte ad eventuali palesate difficoltà economiche di taluna delle dipendenti, si è, più di una volta, provveduto a venire incontro con anticipazioni, senza interessi, di somme spettanti per retribuzioni successive”.

“In un periodo di così grave crisi generale che attanaglia il Paese,avere un datore di lavoro che porta tutti i contratti a tempo indeterminato e trova amministratori disponibili ad impegnare la propria firma personale, a garanzia di oltre 380 mila euro di concessione di fido da parte di istituti bancari, per far fronte ai pagamenti di contributi previdenziali ed assicurativi ed emolumenti, indipendentemente dai ritardi nel pagamento dei crediti vantati dagli enti appaltatori e lamentarsi per il ritardo occasionale e di pochi giorni nel pagamento delle retribuzioni è, di per sé, qualcosa che grida spudoratezza al cielo”.

“Non penso che serva ulteriore commento se non fare riferimento alla proclamata professionalità del personale in questione che vuole pretestuosamente coinvolgere i genitori in una rivendicazione che, per quanto legittima in partenza, si rende assolutamente illegittima e impropria nei toni e nei modi con cui viene messa in atto. Di talune rimostranze denunciate per iscritto dai genitori, si sta provvedendo ad accertare eventuali responsabilità da sanzionare disciplinarmente. – prosegue il presidente - Si rende noto ancora che, a dispetto della benché minima correttezza professionale, le educatrici hanno deciso, all’unanimità, riportando la decisione in verbale sottoscritto, di non voler procedere all’organizzazione della “festa dei diritti del fanciullo”, già attivata con successo ed interesse dell’utenza lo scorso anno, proposta dalla coordinatrice per la giornata di sabato 24 novembre, a motivo del famigerato ritardo di ben tre giorni (il 10 di novembre cadeva di sabato e l’11 di domenica, con gli istituti bancari chiusi) nel pagamento della mensilità di ottobre”.

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