Stop alla prescrizione, il presidente di Camera penale: “E’ un problema di civiltà giuridica”

Il rappresentante locale di Unione Camere penali Francesco Vergine spiega le ragioni della protesta. Oggi, nell’ultima giornata di sciopero dell’avvocatura, la questione è stata al centro di un dibattito nel tribunale di viale de Pietro

LECCE - E’ stata quasi totale l’adesione degli avvocati allo sciopero sulla riforma della prescrizione, iniziato lunedì e terminato oggi. E proprio questa mattina, nell’ultimo giorno di astensione, la questione è stata oggetto dell’incontro (nella foto in pagina) organizzato dalle Camere penali di Lecce e dall’Ordine degli avvocati nell’aula magna “Vittorio Aymone” del tribunale di viale De Pietro, che ha visto anche la partecipazione di massimi esponenti della magistratura locale.

incontro prescrizione-3Erano stati proprio i vertici di Unione Camere penali (Ucp) a sollecitare i penalisti d’Italia a scendere in campo per ostacolare l’intervento del Governo che nell’intento di risolvere il problema della eccessiva durata dei processi rischia di provocare un effetto boomerang.

Per il presidente di Ucp Gian Domenico Caiazza, si tratta di "una riforma sciagurata. Qui è in gioco, molto semplicemente, il diritto di ogni persona, sia essa imputata o persona offesa, a non rimanere in balia della giustizia penale a tempo indeterminato, secondo le capacità o l'arbitrio dello Stato, e per esso dell'Autorità Giudiziaria, di definire il processo penale che la riguardi".

Di questo abbiamo parlato con il rappresentante locale dell’Associazione, l’avvocato Francesco Vergine.

Si aspettava un’adesione così alta allo sciopero?

“Sì. E non solo da parte dei penalisti. La situazione è talmente grave che è stata sentita dall’intera avvocatura. Ci troviamo davanti a un problema di civiltà giuridica. Tant’è che numerosi professori di diritto hanno inviato un documento al presidente della Repubblica paventando l’assoluta gravità del provvedimento sulla prescrizione. Finora, nessun operatore del diritto, sia questo magistrato, avvocato o docente universitario, ha sostenuto che la riforma sia condivisibile.

Perché non è condivisibile?

“Perché non rende più prescrittibile il reato, dopo il verdetto di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione. In sostanza, abolisce la prescrizione, con il risultato che prima che la sentenza diventi definitiva (dal primo grado all’appello fino alla Cassazione) potrebbero passare anche trent’anni.

I processi dureranno di più e soprattutto il cittadino potrebbe spendere una vita intera in un processo penale, in attesa di avere una risposta dallo Stato”.

Quali potrebbero essere gli effetti di “mancate risposte”?

“In Italia è sufficiente avere un procedimento penale a carico per non poter svolgere determinate attività. Non è possibile partecipare a un concorso pubblico, ad appalti. Supponiamo che una persona sia stata assolta in primo grado e che la Procura abbia presentato appello. Basta questo perché nel suo certificato risulti ancora un carico pendente. L’appello, però, potrebbe durare dieci anni, la Cassazione, altrettanti. Insomma, questa persona avrebbe la morte civile pur essendo stata destinataria di una pronuncia di assoluzione.

E non dimentichiamoci pure della parte civile che vuol sapere, in tempi ragionevoli, dallo Stato se ha diritto al risarcimento del danno”.

 Quali le possibili soluzioni?

“Lo Stato dovrebbe investire risorse per coprire la domanda di giustizia e se non le ha queste risorse, non può risolvere il problema allungando i tempi delle risposte, ma piuttosto depenalizzando reati minori rendendoli illeciti amministrativi”.   

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Fanno sesso, poi diffonde i video e affigge immagini: revenge porn, incastrato

  • Mauro Romano, chiuse le indagini sull’ex barbiere: sequestro di persona

  • Travolto con il furgone, amputata parte della gamba destra del 38enne

  • Rapine con autovetture rubate anche durante il lockdown: in tre agli arresti

  • La lite degenera: spunta pistola a salve, investito con violenza con l’auto

  • Debito di droga si trasforma in incubo: lo minacciano davanti al nipote, tre in manette

Torna su
LeccePrima è in caricamento