Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Terzapagina. Dal Giappone fino a Lecce con un sogno: aprire un ristorante

È la storia di Kazuto Morita, diciassettenne arrivato in Italia col progetto High school di Wep, organizzazione nel settore degli scambi linguistici e culturali: l'obiettivo è una propria attività dove cucinare. Il nome? "Beggiu"

Kazuto Morita

LECCE - “Dal Giappone con furore”: così si potrebbe riassumere l’esperienza di Kazuto Morita, 17 anni, residente ad Osaka e ospitato dalla famiglia Pisacane, a Lecce. per un anno intero. Dai grattacieli al mare, Kazuto ha scelto di venire in Italia con il programma High School di Wep, organizzazione leader nel settore degli scambi linguistici e culturali.  "Voglio imparare a cucinare – spiega -. Quale posto migliore del vostro paese per conoscere i segreti della tavola? Il mio sogno – aggiunge in perfetto leccese - è aprire un ristorante e chiamarlo 'Beggiu'".

Le prime difficoltà ormai sono state superate, principalmente il problema della lingua. «Gli italiani parlano molto velocemente e all’inizio potevo fare affidamento solo sull’inglese. Ora però – aggiunge orgoglioso - capisco quasi tutto, anche se continuo ad avere problemi con il dialetto». «Vorrei imparare lo spagnolo – aggiunge -, ma mi sa che devo andare per gradi». Come previsto dal programma High School, che inserendo gli studenti in una scuola superiore locale e in una famiglia del posto permette un’immersione integrale nella cultura e nello stile di vita del paese, Kazuto frequenta l’istituto Marcelline con la sorella ospitante, dove ha avuto occasione di incontrare molte persone.

«Ora ho un migliore amico italiano – precisa – si chiama Alessandro». Nel tempo libero gioca a basket, esce con gli amici e vorrebbe trovarsi una fidanzata. «Le ragazze italiane sono bellissime», scherza il piccolo latin lover con gli occhi a mandorla. «L’Italia è molto diversa dal Giappone – riflette -. Noi in casa non mettiamo mai le scarpe, non mangiamo le lasagne e non siamo calorosi. All’inizio – ammette – i baci e gli abbracci mi mettevano a disagio, ma ora mi sono abituato e le pacche sulle spalle le do anche io».

«La mia più grande paura – racconta Kazuto – era quella di rimanere solo a Capodanno. Per noi l’inizio del nuovo anno è una grande festa da trascorrere con gli amici, qui avevo timore di avere nostalgia di casa. Alla fine mi sono sentito a casa proprio qui a Lecce. Sono andato a una festa dove conoscevo quasi tutti, ho ballato, scherzato e sono stato molto bene».

«Per noi è parte della famiglia– spiega la signora Pisacane -, ormai cucina, parla un italiano perfetto e insegna a noi il giapponese. Mi sono buttata in quest’esperienza perché mia figlia, 16 anni, voleva un fratello. Non è il primo ragazzo che abbiamo ospitato, ma con lui si è creato un legame speciale sin da quando siamo andate a prenderlo all’aeroporto con tanto di striscioni di benvenutogiappo1-2. All’inizio in paese ci guardavano titubanti, ora molte persone vogliono vivere lo stesso arricchente scambio. Avere un ragazzo in casa che proviene da una cultura molto diversa è stimolante non solo per i ragazzi, ma anche per noi genitori che sono costretti a mettersi in gioco. Poi – aggiunge – ora è lui da noi, ma prossimamente andremo noi da lui».

Il viaggio in Italia per Kazuto però sta volgendo al termine. «A giugno tornerò in Giappone – spiega -. In valigia vorrei mettere tutti i miei nuovi amici, ma non avendo una borsa così grossa porterò solo la macchinetta del caffè. Voglio fare bere a tutti i giapponesi il caffè macchiato!».

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