Cronaca

Anziana sordomuta segregata in casa, l'incredibile storia di un destino segnato

I nuovi sviluppi d'indagine delle volanti di polizia sul caso dell'83enne trovata segregata in un appartamento di via Fermi, hanno portato a svelare una vicenda umana quasi incredibile. Nata in Istria nel 1931, è passata da più famiglie, ma del suo passato più remoto non si sa quasi nulla

LECCE – Il mondo, per lei, esiste al di fuori di una bolla sulla quale ogni suono rimbalza e si disperde senza mai essere stato udito. Un mondo da osservare a 83 anni ancora con gli occhi di una bimba di cinque. La sua storia sembra uscire dalle pieghe ingiallite di un vecchio libro rispolverato con un tocco di sorpresa nell’era del web, e al quale siano strappate tutte le pagine dei primi capitoli.

Di lei si sa che è sordomuta e che è nata in Istria nel 1931. Anni bui, tra i sommovimenti che avrebbero portato alla Seconda guerra mondiale. Poi, un immenso vuoto temporale, presente solo in frammenti incomprensibili nella sua mente. Segreti insondabili che nessuno conoscerà mai. Infine, eccola riapparire negli anni ’80, a Lecce e poi diventare la sua storia di dominio pubblico, nella rovente estate in corso, quando due agenti di polizia l’hanno trovata in un sudicio bagno di un appartamento in periferia. In condizioni pietose, rinchiusa a chiave. Come giaciglio, un materasso unto e posato su di una brandina arrugginita, senz’acqua e fra sporcizia e avanzi di cibo avariato.  

Solo la caparbietà degli agenti delle volanti di polizia ha permesso di ricostruire gli ultimi venticinque anni circa di un’esistenza paradossale, che nel contempo deve essere stata travagliata e in qualche modo impermeabile a quelle stesse angosce. Come la bolla ovattata in cui è rinchiusa, insieme scudo e tallone d’Achille, perché intuisce, ma non capisce, e comunque, senza un appoggio esterno, non potrebbe sopravvivere.              

Liberata da una sorta di prigionia, in un quadro dai contorni ancora non del tutto delineati, le indagini proseguono per cercare di dare un senso complessivo alla vicenda e accertare le reali responsabilità. E per farlo bisogna risalire la china del tempo, arrivando così a svelare una storia tortuosa, in cui la sua vita s’intreccia a quelle di tante altre, di ieri e di oggi, di persone ormai scomparse, di altre invecchiate e di nuovi protagonisti. Come in un romanzo corale.

Per capire come l’anziana donna sordomuta sia finita in un appartamento al civico 48 di via Enrico Fermi, bisogna partire dagli accertamenti di oggi, che andranno ad integrare il già corposo fascicolo in mano al sostituto procuratore Giuseppe Capoccia. E che potrebbero condurre a novità.

I nuovi accertamenti

Il reparto diretto dal vicequestore aggiunto Antonio Ingrosso non sta lasciando nulla al caso. E così oggi ha fatto due scoperte. La prima, che l’83enne non è mai stata accreditata presso l’Ente nazionale sordi. Questo s’è appreso prendendo contatto diretto con il presidente nazionale della Onlus. La seconda, che è titolare di una pensione erogata dall’Inps. E che i soldi, come già si era intuito, per una cifra mensile superiore ai mille e 200 euro, finiscono su un  conto "magicamente" cointestato con B.R.M., la donna leccese di 65 anni titolare dell’appartamento in cui l’anziana è stata rinvenuta. Titolare, certo, ma, come si vedrà più avanti, forse non realmente residente. Almeno, questo sembrerebbe emergere in modo piuttosto chiaro.

Prima di arrivare in quella casa, però, l’anziana disabile è stata accudita per molto tempo da un’infermiera oggi in pensione, anche lei 65enne, che negli anni ’80 lavorava presso l’ex Opis di piazza Filippo Bottazzi, struttura che aveva in cura i malati psichiatrici. La polizia è arrivata a lei proprio svolgendo accertamenti su conti e pensione, scoprendo così che in passato l’infermiera aveva avuto la donna sordomuta sotto la sua tutela.

Quando la polizia l’ha contattata, per avere informazioni più precise, lei ha spiegato che proprio in quel momento si stava recando presso l’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina, dove l’anziana sordomuta è ricoverata. Leggendo i giornali, aveva capito subito che altri non era se non la donna che aveva accudito per tanto tempo, prima di perderne completamente le tracce. In ospedale, ovviamente, non è più andata, ed ha cambiato tragitto, perché è stata immediatamente convocata in questura, dove s’è sciolta in un pianto liberatorio. Ed ha iniziato a raccontare la sua storia.

La strana storia di una donna mai padrona del suo destino

All’epoca l’infermiera era legata sentimentalmente a un medico della struttura ospedaliera. Ed entrambi si affezionarono a loro volta a quella donna che avevano in cura, sola al mondo e così fragile, tanto da decidere di ospitarla con loro, in casa. Ebbero così l’affidamento. Alla polizia l’ex tutrice ha anche illustrato alcuni aspetti del carattere, le piccole bugie di una donna matura solo nel fisico, ma con problemi derivanti dalla forte disabilità sensoriale e con la mente di una bimba. Ha spiegato, ad esempio, certi atteggiamenti compulsivi, come quello di nascondere gli oggetti. Ed ecco perché, forse, i tappi, la forchetta e alcuni tovaglioli trovati dai medici sotto la maglietta, appiccicati alla pelle unta. Ha chiarito che per averla accanto bisogna essere dotati di forte pazienza. Ma che è comunque innocua e amabile.

Per anni la vita andò avanti senza sussulti, e nel frattempo la donna disabile iniziò ad affezionarsi anche al resto della cerchia familiare, compreso il fratello dell’infermiera. Tutto però cominciò ad assumere una nuova piega, quando il medico che conviveva con l’infermiera morì e subentrarono in famiglia anche altri lutti e problemi economici. Non solo. La donna, alla polizia ha spiegato che, sempre in quel periodo drammatico, perse anche un invito a presentarsi per una visita medica che riguardava proprio la donna sordomuta sotto tutela, tanto che le fu tolta l’indennità.  Un passaggio poco chiaro, questo, per la verità. Come altri, nella vicenda.

Tant’è. A quel punto, avendo serie difficoltà a mantenerla, trovò una soluzione nel fratello. Questi nel frattempo si era separato e aveva iniziato a frequentare da tempo una nuova donna. Si tratta proprio di lei, una all’epoca ancor giovane B.R.M., che già aveva avuto modo di conoscere la disabile e con la quale, a sua volta, aveva instaurato un buon rapporto.

La scelta dell’infermiera di affidare la donna al fratello e alla nuova compagna di quest’ultimo, avvenne, sempre secondo quanto riferito oggi alla polizia, anche se in maniera un po’ fumosa, perché questi le avrebbe assicurato di essere “bravo con le pratiche”. E in effetti, in qualche modo riuscì a recuperare la pensione e prese la donna sordomuta sotto la sua protezione. In una famiglia che contemplava già anche un figlio a sua volta affetto da una disabilità e un altro, oggi 43enne, che risponde alle iniziali di B.C.V.. Proprio colui che la polizia ha sorpreso l’altro pomeriggio con la mano sulla porta del bagno, all’atto dell’irruzione in casa, nel tentativo disperato di non far apparire l'anziana disabile segregata.  

I contatti tra l’infermiera e il fratello si fecero nel tempo sempre più radi, fino a spezzarsi del tutto quando quest’ultimo ebbe alcuni problemi con la giustizia e finì in arresto. Non avendo un lavoro a Lecce, pur di ottenere il beneficio dei domiciliari, condizionati dall’esercizio di un’attività, l’uomo contattò un altro loro fratello, che allora abitava a Grosseto, il quale lo accolse in casa, riuscendo a farlo assumere come guardia in un cantiere. Lasciò quindi la donna sordomuta alle cure di B.R.M. e partì dal Salento per una nuova avventura. Rivelatasi tale nel vero senso della parola. Perché a Grosseto ci rimase, dopo aver instaurato una nuova relazione sentimentale, mollando di colpo moglie e figli. E questo, fino al suo decesso, avvenuto piuttosto di recente.

Qui, un altro buco che forse andrebbe colmato. La donna sordomuta è rimasta sotto l’ala di B.R.M., la quale, proprio perché genitrice di un figlio disabile, sarebbe stata nel frattempo assegnataria di quell’appartamento di via Fermi.

Tutti gli aspetti amministrativi sono ora al vaglio, e se ne sta occupando la polizia locale. Di certo, B.R.M., in via Fermi non sembra risiedere, se non in via temporanea. A quanto pare, è rimasta a vivere con il figlio disabile nella vecchia casa ereditata da sua madre. Mentre in quell’appartamento c’è andato il figlio di 43 anni con la sua nuova famiglia. E cioè, compagna rumena, figlio della coppia e altro ragazzo straniero, fratello della donna straniera. E non solo, evidentemente. Perché in via Fermi s’è registrata anche la presenza non del tutto giustificabile di quell’anziana di 83 anni, “parcheggiata” un po’ ovunque, nella sua lunga vita, e con una pensione che oggi più che mai deve essere sembrata troppo allettante. E che però è stata trovata in condizioni pietose, rinchiusa con due mandate in un luogo cupo e lercio.

Gli sviluppi recenti

Fin qui, la tortuosa vicenda umana di una persona alla quale la natura non ha mai permesso di essere padrona del proprio destino. Certo, un racconto pieno di lacune, specie su alcuni passaggi tecnici, e che meriterà maggiori approfondimenti, ma che già offre un quadro più delineato.  

Madre e figlio, infatti, come noto, rispondono di sequestro di persona. Ma forse è proprio la posizione del primo che potrebbe peggiorare nelle prossime ore. A lui, anche se formalmente senza alcun titolo, sembrerebbe essere stata “affidata” in via definitiva la cura dell’83enne disabile.

Più che altro, in via Fermi la donna sarebbe stata “parcheggiata”, e questo non certo senza consapevolezza di B.R.M., forse anche sulle condizioni precarie. Ma di certo, è lui che è stato trovato in casa al momento del blitz, giunto dopo una dettagliata telefonata anonima al 113 che denunciava i continui, strazianti lamenti provenienti da quel bagno. E il secondo sopralluogo, all’alba del giorno dopo, sembrerebbe poi aver confermato che in quell'appartamento l’uomo ci abita con tutta la sua famiglia.  

Intanto, l'ingnara vittima di quest'incredibile palleggio di responsabiltà e affidamenti, un limbo eternamente sospeso fra lecito e illecito, si trova ancora in un letto d'ospedale, ignara che di lei parli un'intera provincia, inconsapevolmente in attesa che il tribunale nomini un nuovo tutore. L'infermiera che per anni s'è occupata di lei, avendola "ritrovata" dopo tanto tempo, si sarebbe anche detta disposta ad accoglierla nuovamente in casa. Ma nessuno può chiedere a quest'anziana chiusa nella sua ermetica sfera cosa vorrebbe per sé. Ed è forse l'aspetto più triste e inquietante in assoluto. Non potendo esprimere una volontà, ci sarà sempre qualcuno che dovrà decidere per lei, fino alla fine dei giorni. Nel bene, nel male. 

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