Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Strage, il terrore raccontato dagli investigatori. "Si temevano nuovi attentati"

In attesa che Parato possa deporre nel processo contro il copertinese Vantaggiato, oggi, diversi investigatori di polizia e carabinieri, hanno testimoniato sui terribili attimi seguiti dopo l'esplosione. "Scene da Medio Oriente"

BRINDISI – Nuove, drammatiche testimonianze, si sono accavallate quest’oggi nel corso della settima udienza per il processo a carico di Giovanni Vantaggiato, l’imprenditore del settore carburanti di Copertino, reo confesso sia della strage del 19 maggio dello scorso anno, davanti all’istituto professionale “Morvillo Falcone”, in cui morì Melissa Bassi, studentessa 16enne di Mesagne, sia di un attentato precedente, datato 28 febbraio 2008, quando il suo ex socio d’affari, Cosimo Parato, di Torre Santa Susanna, rimase gravemente ferito. I due fascicoli, come noto, sono stati accorpati in un unico procedimento, essendovi un filo conduttore fra le vicende.

Anche oggi, davanti alla Corte d’assise di Brindisi si sono alternati diversi investigatori di polizia e carabinieri, che hanno fornito una descrizione dei primi istanti dopo l’attentato, quando ancora non erano per nulla chiari movente e autore, e in città s’era diffuso il panico.

“Arrivai subito sul luogo dell'esplosione, era una scena mediorientale”, ha raccontato un funzionario di polizia della questura brindisina, Francesco Barnaba. Le dichiarazioni sono state raccolte dall’agenzia Ansa. “Subito dopo l'esplosione - ha aggiunto - giunsero segnalazioni, poi rivelatesi prive di fondamento, che indicavano la presenza di bombe anche altrove. I presidi ci chiedevano come comportarsi. Dicemmo loro di continuare con l'attività didattica. Ci furono genitori che andarono a prelevare i ragazzi da scuola”.

Parole analoghe, anche da parte di Vincenzo Zingaro, dirigente della Digos di Brindisi. “Fu fatto un monitoraggio delle liste passeggeri dall'Albania e dalla Grecia - ha detto nel corso della sua deposizione in aula - che vennero analizzate al fine di rilevare personalità di interesse nell'ambito delle indagini. Gli accertamenti diedero esito negativo. I genitori si rifiutavano di portare a scuola i bambini perché temevano che potessero ripetersi episodi simili. Siamo intervenuti in un istituto dove alcuni alunni avevano segnalato presenza di stranieri vicino alla scuola”.
L’Ansa cita anche altre testimonianze, pressappoco simili, che descrivono il clima di terrore diffuso in cui calò il capoluogo messapico, mentre andavano in onda, su tutte le televisioni italiane, scene quasi surreali. Si tratta di quelle del comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Brindisi, il maggiore Alessandro Colella, e del vicequestore aggiunto della squadra mobile di Lecce, Rocco Carrozzo, i quali, soffermandosi su alcuni aspetti investigativi, hanno anche sostenuto che in città, all'indomani della strage, si era diffusa la paura di nuovi attentati.

La grande attesa, però, resta per la deposizione di Cosimo Parato. Esattamente come il suo presunto carnefice, Vantaggiato, anche oggi era assente per motivi di salute. Da quel giorno, non s’è mai più ripreso per le gravi lesioni riportate. Forse si presenterà il 28 febbraio, quando riprenderanno le udienze.

Parato, come noto, sarebbe stato vittima di un attentato con un ordigno installato sulla sua bicicletta e azionato con un telecomando a distanza. Proprio come avvenuto a Brindisi nel maggio dello scorso anno, sebbene, in questo caso, con una bomba ancor più potente, fabbricata usando bombole di gas collegate collocate in un cassonetto della raccolta differenziata rubato nei dintorni di Porto Cesareo.

Quella nei confronti di Parato, sarebbe stata una vendetta ordita da Vantaggiato per punirlo di una presunta truffa da oltre 300mila euro con le forniture di gasolio, per la quale, oltretutto, l’imprenditore di Santa Susanna è stato anche condannato in primo grado (sebbene, ovviamente, abbia sempre sostenuto la sua innocenza).

Vantaggiato avrebbe messo in atto il secondo attentato, ai danni della scuola di Brindisi, perché vicina al tribunale (i due edifici sorgono uno alle spalle dell’altro), troppo rischioso da attaccare perché ben sorvegliato. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe in una “punizione” verso i giudici per una condanna nei confronti di Parato ritenuta troppo lieve, rispetto alle aspettative.

Per quanto riguarda l'esame dell'imputato, infine, non si potrà svolgere prima del 14 marzo. Cioè – cita l’Ansa -, quando verrà sentito il perito che si sta occupando di trascrivere le conversazioni intercettate in carcere tra Vantaggiato e i suoi familiari. Queste, secondo quanto dichiarato dal sostituto procuratore della Dda di Lecce, Guglielmo Cataldi, dimostrerebbero la volontà del 69enne di Copertino di fingersi malato.

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