Cronaca

Stranieri residenti a Lecce: sono meno dell'8 per cento della popolazione

Una fotografia delle comunità insediate nel capoluogo salentino: quella filippina è la più rappresentata, poi i cingalesi, i rumeni e i senegalesi

Palazzo Carafa, sede del Comune.

LECCE – Filippine, Sri Lanka, Romania, Senegal, Albania, India, Cina, Montenegro, Marocco, Pakistan, Brasile, Polonia, Nigeria, Bangladesh, Bulgaria.

Sono questi i primi quindici paesi di provenienza dei cittadini stranieri che hanno nel tempo acquisito la residenza a Lecce (su 131 in totale). La comunità filippina è la più nutrita con 854 cittadini, seguita da quella cingalese con 822 e quella rumena con 676 (come la Polonia e la Bulgaria, anche la Romania fa parte dell’Unione Europea). La rappresentanza senegalese conta su 666 persone, gli albanesi sono 614, gli indiani 541, i cinesi 341, i montenegrini 296, i marocchini sono 258, i pachistani 247, i brasiliani 237, i polacchi 214, i nigeriani 191, 109 i bengalesi, 105 i bulgari.

In totale, al 2017, gli stranieri residenti sono 7mila 373 pari  al 7,73 per cento della popolazione totale (95mila 441 abitanti al 31 dicembre). Nel 2000 erano lo 3,02 per cento; dieci anni dopo la percentuale si attestava al 6,03 per cento. Il trend è crescente, ma comunque il dato si colloca al di sotto della media nazionale (8,5 per cento). Gli stranieri residenti nel capoluogo salentino rappresentano il 5,48 per cento di quelli residenti in tutta la Puglia.

Questi numeri sono a disposizione di tutti grazie agli Open Data del Comune di Lecce (a cura della dottoressa Eugenia Catanese, infografiche di Francesco Paolicelli). La statistiche ufficiali da una parte sono importanti per dare una lettura razionale dei fenomeni migratori - spesso associati a interpretazioni allarmistiche basate su percezioni che poco hanno a che fare con la realtà - dall'altra sono uno strumento utile per gli attori isituzionali per adottare politiche efficaci, al netto sia di semplificazioni che della propaganda.

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