Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Strappata al mare una bomba Usa a caricamento speciale

L'ordigno statunitense, della Seconda guerra mondiale, era sepolto nel mare di Spiaggiabella da un sessantennio. Recuperato questa mattina al terzo intervento da Marina militare ed Esercito italiano

L'ha sganciata un bombardiere statunitense durante la Seconda guerra mondiale. E' rimasta sepolta in fondo al mare, con tutto il suo carico esplosivo, per oltre un sessantennio. Acqua e sale ne hanno cancellato i tratti distintivi, il colore che stabilisce cosa sia. Una bomba senza carta d'identità, custodita a 15 metri dalla battigia di Spiaggiabella, marina di Lecce, sulla fascia litoranea che da San Cataldo conduce a Casalabate. E' stata scoperta casualmente alla fine di luglio, non lontano dal lido Kalù. O sarebbe rimasta lì per chissà quanti decenni ancora, come un segreto maligno custodito gelosamente dal mare, ricordo sbiadito di giovani soldati che oggi, forse, non ci sono neanche più. Ma "catturarla" non è stato semplice. Proprio per via di quel particolare, la vernice colorata che stabilisce il tipo di ordigno. Questo gigantesco proiettile potrebbe essere un'arma He (High Explosive) o una bomba incendiaria. Fosforo o agenti chimici aggressivi? Sulla base della tipologia, sarà applicato un sistema differente di disinnesco. Quel che è certo è che finalmente è stata recuperata.

Questa mattina alle 8 un battello della marina militare ha fatto da supporto a due operatori, che si sono calati in acqua, applicando all'0rdigno (un "giocattolo" di 100 libbre) un pallone di sollevamento di 500 chilogrammi. E' stata strappata al fondale, fatta semi-affiorare. Rimorchiata, gli è stata applicata una sella artigianale con parabordi. Condotta sulla battigia, è stata consegnata ai militari dell'Esercito che l'hanno posta in una cassa, con sabbia bagnata per evitare il contatto con l'atmosfera. Verrà definitivamente disinnescata in una cava a 15 chilometri da Spiaggiabella, sulla Lecce-Novoli. Ma arrivare al recupero, come si diceva, non è stato semplice. Il primo intervento risale al 1° agosto, ad opera del nucleo Sdai (Servizio difesa antimezzi insidiosi) della marina militare, di stanza presso il comando provinciale di Taranto. La bomba era posta ad un metro e mezzo di profondità, parzialmente insabbiata. Liberata, si è scoperto che si trattava di un ordigno a caricamento speciale. Che tipo di caricamento? La fascia di vernice, nell'acqua, in tanti anni s'era ormai completamente cancellata. Quel giorno si decise di rimandare il recupero.


Dopo la segnalazione in Prefettura per le misure da adottare, s'è stabilito il divieto di balneazione nel tratto interessato a mezzi navali di qualsiasi tipo, sub, bagnanti in genere. Nel frattempo la marina ha localizzato la zona tramite Gps. Proprio per l'incertezza sul tipo di caricamento, è stata sollecitata la partecipazione alle operazioni dell'Esercito. Sono stati chiamati ad intervenire l'11° Reggimento guastatori di Foggia ed il Cetli (Centro militare per la guerra chimica) di Civitavecchia. Risale al 26 agosto il secondo intervento, questa volta congiunto, fra marina ed esercito. Ma mancavano determinate condizioni di sicurezza, anche a causa del mare grosso. E' stato quindi necessario attuare un dispositivo più corposo. Oggi l'intera zona, nel cuore di Spiaggiabella, è stata chiusa al traffico veicolare. Presenti polizia, carabinieri, agenti della municipale, protezione civile e vigili del fuoco, compreso il nucleo Saf. Recuperato l'ordigno, una nutrita colonna militare è partita alle volte della cava. Qui, però, non è stata fatta saltare in aria. Sono infatti sopraggiunti alcuni problemi tecnici. La bomba sarà probabilmente spostata in un altro sito domani mattina.

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