Cronaca

Stretta sulla corruzione, indagini in aumento. Maruccia: "Cambio di passo"

Nell'intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario, il procuratore generale della Corte d'Appello ha puntato l'indice sulla contiguità tra settori della politica e criminalità

Antonio Maruccia, procuratore generale della Corte d'Appello di Lecce.

LECCE – Una magistratura più efficiente, sempre più attiva nel contrasto alla corruzione, impegnata a dare attuazione col proprio esempio al principio di legalità. Il procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce, Antonio Maruccia, nel suo intervento nell’ambito dell’anno giudiziario ha tracciato il bilancio dell’azione nel distretto che comprende anche Brindisi e Taranto. Ma prima ancora ha inteso "ribadire la piena integrità morale professionale della magistratura e dell'avvocatura di Lecce, la cui serietà e affidabilità isituzionale non sono offuscate della recenti vicende giudiziarie. Sono stati gli accertamenti disposti dalla magistratura requirente di Lecce a dare corso alle indagini".

Importante il dato dei carichi pendenti: in un anno, nonostante mancassero quattro magistrati su un organico sulla carta di venti, la mole dei procedimenti è stata ridotta di oltre il 20 per cento. Non solo di interesse quantitativo è l’aumento delle indagini per reati di corruzione, passate da 32 a 61 con 398 indagati contro 75. “Tutto questo – ha detto Maruccia – mentre resta molto alta l’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso che continua a essere realizzato in termini moderni e aggiornati all’evoluzione del fenomeno. E comunque, quel settore, che pure resta il nostro fiore all’occhiello, non è più la sola stella cometa per il nostro cammino. Definiamo la rotta e ci muoviamo guardando all’intero cielo stellato”.

Il riferimento del procuratore generale comprende i procedimenti a tutela delle coste e del territorio contro l’abusivismo, i controlli negli impianti legati al gasdotto Tap, le indagini sulle infiltrazioni mafiose nei Comuni, e sulla contiguità tra settori della politica e criminalità organizzata, come messo in evidenza dalle indagini sull’associazione Antiracket Salento e a quelle sul presunto voto di scambio per l’assegnazione delle case popolari.

A proposito di quest’ultima vicenda, già affrontata all’inaugurazione dello scorso anno giudiziario e pienamente attuale come dimostra il confronto appena di ieri tra il gip Giovanni Gallo e i legali del senatore Roberto Marti, Maruccia ha dedicato parole pesanti come pietre: “Sono i politici a rivolgersi ai mafiosi per avere consenso elettorale, non viceversa. E fa veramente male leggere di un appartamento confiscato alle mafie che si voleva assegnare illecitamente al familiare dal capoclan, in corrispettivo dei favori ricevuti dai criminali. Sarà che avrò una sensibilità particolare per la pregressa esperienza di commissario di governo ai beni confiscati, ma a me il fatto è sembrato di particolare disvalore, se sarà accertato con sentenza irrevocabile”.

Maruccia ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare a Maria Cristina Rizzo che dopo otto anni ha lasciato la guida della procura della Repubblica per i minorenni di Lecce: “Un ufficio che ha diretto con passione e competenza, facendone un presidio per la difesa dei minori e un punto di riferimento credibile per tutte le istituzioni del territorio”.

Il procuratore ha spiegato che il core business di tutte le organizzazioni criminali resta il traffico di stupefacenti – marijuana dall’Albania, cocaina dalla Calabria e dal Nord Italia “per una domanda di consumi che è alle stelle e riguarda tutte le classi sociali”. I proventi dei lucrosi affari sono investiti nell’economia legale attraverso riciclaggio e reimpiego: a dimostrarlo, ha ricordato, “i sequestri di beni e imprese nel settore del gaming, della distribuzione del caffè, della carne e dei prodotti ittici”.

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