Cronaca

Disagi per gli studenti di Storia e Sociologia: “Accampati nelle sale di lettura”

Dopo un semestre travagliato, ricominciano le lezioni in strutture che non sarebbero idonee allo svolgimento della didattica. I rappresentanti denunciano "privatizzazione degli spazi nel dipartimento di Storia" e mancato ascolto da parte dei responsabili. "Gli studenti hanno pari diritti"

L'edificio Parlangeli.

LECCE – Studenti accampati nelle sale di lettura oppure costretti a cercare disperatamente un’aula dove svolgere le lezioni. E’ quello che è accaduto nello scorso semestre all’interno del dipartimento di Storia, Società e Studi dell’uomo che, a quanto riferiscono gli studenti, non sarebbe dotato di strutture idonee allo svolgimento di tutte le lezioni afferenti ai corsi di studio. Tra meno di un mese riprenderà l’attività didattica, ma la situazione non è migliorata.

La denuncia è firmata da Gilda Brescia, Lucia Mola e Mario Pede, rappresentanti degli studenti, che parlano di una carenza strutturale così problematica da penalizzare anche i docenti, costretti a condividere il loro studio con più persone in occasione dei ricevimenti. “Tutto ciò è paradossale perché in realtà nell’edificio Parlangeli sono numerose le aule adibite a centri di ricerca chiusi, però, da anni, buoni a prendere polvere e che addirittura, ad oggi, non appaiono censiti sul portale del dipartimento”.

A ciò si aggiunge il “cattivo gusto di alcuni docenti che tendono ad impossessarsi di spazi che, per statuto, non possono essere privati, i laboratori informatici ad esempio, impedendone l’utilizzo comune”. Tali spazi sarebbero stati resi “offlimits per tutti, eccetto i pochi eletti del docente responsabile, nonostante siano allestiti con fondi dipartimentali che per regolamento sono destinati alla pluralità degli studenti, e non alla comodità del singolo”.

I rappresentanti degli studenti dei corsi di laurea dello dipartimento, supportanti anche dai rappresentanti studenti di altre facoltà, si sono mobilitati portando la questione prima nel Consiglio didattico di area pedagogica, e poi protocollando una richiesta all'attenzione del direttore di dipartimento, il professore Gioia, in cui si chiedeva un censimento delle aule disponibili cercando di far emergere tutti quei casi di inutilizzo delle aule, dei centri di ricerca e di spazi comuni diventati di natura privata o utilizzati a piacimento dei singoli.

“Le difficoltà emergono, quando alla richiesta di chiarimenti, pervengono risposte che tendono ad insabbiare tutto, cercando di sistemare in maniera privata le criticità – spiegano loro -. Siamo stufi di questo modus operandi poco trasparente, soprattutto quando a doverne pagare le conseguenze sono gli studenti che continuano a non ricevere risposte e si vedono costretti a rivolgersi alla stampa per essere, probabilmente, ascoltati”.

“Prendere tempo, cercare di risolvere senza effettivamente trovare una soluzione e mettere a tacere i rappresentanti degli studenti, non farà altro che continuare a generare malcontento- proseguono i ragazzi -. Gli studenti, primi finanziatori del dipartimento, hanno il diritto di seguire le lezioni in strutture, pubbliche, adeguate e di essere ascoltati da quelle orecchie che sono sorde ormai da anni”.

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