Trovato morto in cella l'assassino della dottoressa Monteduro. Lascia lettera alla moglie

Giovanni Pucci, 44enne di Castrignano del Capo, è stato trovato morto questa mattina nella sua cella, all'interno del carcere di Padova, dove stava scontando pena per l'omicidio del 1999 a Gagliano. Di recente era stato ascoltato in relazione all'inchiesta "Apache" per droga nel penitenziario

Il carcere di Padova (da PadovaOggi).

PADOVA – La sua pena sarebbe terminata nel gennaio del 2024. Troppo tempo da trascorrere ancora fra le sbarre. A Giovanni Pucci, 44enne di Castrignano del Capo, deve essere apparso un orizzonte irraggiungibile.

L’eterna routine era stata spezzata di recente da alcuni permessi premio. Si era sposato, aveva provato a riannodare i fili di un’esistenza macchiata da un crimine immane, un omicidio commesso nel 1999 nella sua terra d’origine, tornando anche a praticare il suo mestiere, quello di elettricista.  

Qualcosa ancora troppo lontano da una vita reale da condividere un giorno con la giovane moglie. C’è allora forse solo la paura del domani mista a rimorso, nella morte di Pucci. Sembrerebbe emergere da una lettera trovata nella sua cella dagli agenti di polizia penitenziaria del carcere “Due Palazzi” di Padova e ora al vaglio della squadra mobile del capoluogo euganeo. 

Pucci si sarebbe suicidato, impiccandosi con un cappio rudimentale, ricavato da un accappatoio. Il corpo senza vita è stato scoperto intorno alle 23 di ieri. Il Sappe, una delle sigle sindacali della penitenziaria, che per primo ha diffuso questa mattina la notizia del decesso, ha colto l’occasione per ribadire il problema generale del sovraffollamento negli istituti di pena. Per i dirigenti della squadra mobile padovana, però, non regge come movente. Pucci, che nel carcere di Padova era arrivato nel 2007, non condivideva la cella con nessuno.  

L’uomo stava scontando una pena a trent’anni per omicidio e sequestro di persona. Fu lui, secondo i carabinieri del nucleo investigativo, l’autore del brutale assassinio di Maria Monteduro, medico di professione e con la vocazione per la politica: era assessore ai Servizi sociali di Gagliano del Capo. 

Era la notte fra il 24 e il 25 aprile del 1999. Maria Monteduro si trovava in servizio presso la guardia medica. Il suo omicidio fu uno di quei casi che riempirono intere colonne dei giornali nei primi anni del nuovo millennio. Non fu semplice venire a capo della soluzione. La donna venne trovata priva di vita nelle campagne nei dintorni di Gagliano del Capo, uccisa con un punteruolo.

L'inchiesta che seguì e che durò diverso tempo, portò all'arresto di Pucci, all’epoca tossicodipendente. Altre due persone furono sospettate di favoreggiamento, ma il 44enne fu l'unico condannato. La ricostruzione minuziosa degli investigatori svelò che l’uomo (poi trasferitosi ad Alma Ata, in Kazakistan e qui scovato e arrestato), in stato di alterazione psichica, chiese aiuto alla dottoressa dopo essere stato picchiato da alcuni spacciatori.

Lei, impietosita, lo riaccompagnò a casa, ma alcune parole di rimprovero verso il giovane (“pensa almeno a tua madre e a tuo padre”) scatenarono la sua rabbia incontrollata, che si trasformò in un orrendo crimine.

La morte dell’assassino di Maria Monteduro è un caso che, questa volta, travalica i confini del Salento, perché, come riporta PadovaOggi, nelle ultime settimane il suo nome era comparso in relazione all’inchiesta "Apache" della squadra mobile di Padova. Era stato ascoltato dagli inquirenti circa dieci giorni addietro e, ancora una volta, proprio alcune ore prima che fosse trovato morto. Non era indagato, stando a quanto riferito dagli investigatori, ma sentito come persona informata sui fatti. 

E tuttavia, che il gesto sia da inquadrare nei timori legati proprio a questa vicenda? L’inchiesta in questione è una delle più scottanti degli ultimi anni. L’8 luglio scorso la Procura padovana ha chiuso il cerchio su un vasto giro di spaccio di stupefacenti nel penitenziario, con quattordici ordinanze di custodia cautelare.

Di mezzo vi sono sei agenti in servizio, diversi detenuti e un avvocato. La morte di Pucci, dunque, rappresenta un episodio sul quale gli inquirenti dovranno fare particolare chiarezza. Per ora, punto di partenza nell’indagine, è quel biglietto, lasciato perché venisse consegnato alla consorte e in cui si scusa per il suicidio, dovuto alla pena ancora lunga da scontare e, quindi, all’impossibilità di “garantire un futuro insieme”.

Il pubblico ministero di turno, Giorgio Falcone, lunedì conferirà l’incarico per l’autopsia, per verificare quanto accertato da un primo esame esterno, cioè se si sia trattato veramente di gesto estremo.   

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