Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Carcere: detenuto per omicidio si barrica nella sua cella e si suicida

L'uomo, 52enne, napoletano, ha sbarrato la porta con le brandine dei letti a castello e usato un lenzuolo, mentre gli altri erano in cortile per l'ora d'aria. Inutili i soccorsi di agenti e 118. Domani si svolgerà l'autopsia

 

 

LECCE – L’hanno trovato senza vita gli agenti di polizia penitenziaria di Lecce, nella sua cella. Con il lenzuolo annodato alla finestra, e attorcigliato al collo, s’è lasciato andare, contrapponendosi alla propria branda, fino a soffocare. E’ morto così, nel primo pomeriggio, Antonio Giustino, un detenuto 52enne di Casoria, nel napoletano, nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Sul posto intorno è intervenuto personale sanitario del 118, che non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Il cadavere è stato trasportato presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, su disposizione dell’autorità giudiziaria. Domani si svolgerà l’autopsia.

Secondo le prime ricostruzioni, il detenuto ha deciso di restare in cella, durante il tempo libero nel cortile, che inizia alle 14 e termina alle 16, in modo da avere la cella sgombra. A quel punto, s’è letteralmente barricato, usando alcune brandine dei letti a castello, per poi mettere in atto l’insano gesto che l’ha portato alla una morte.

Sembra che non ci sia davvero pace, per una delle strutture penitenziarie più affollate d’Italia, in cui i problemi si accavallano, fino a generare una situazione calda e difficile da contenere, da sempre messa in rilievo dai sindacati di categoria. Un terreno minato, fra agenti aggrediti, risse, tentativi di suicidi bloccati in extremis e altri riusciti, e poi, scioperi della fame, con qualche caso sfociato in tragedia, come di recente, per un detenuto rumeno, e persino ingresso di stupefacenti, con diversi arresti operati nel tempo.  

La morte del detenuto campano, condannato ad una pena definitiva per concorso in omicidio pluriaggravato, è solo l’ennesima goccia in un vaso già traboccato, l’ultima spia di un malessere diffuso. “Le carceri di Puglia, con quello di Lecce in primo piano, rappresentano un problema serio. Solo quindici giorni addietro un detenuto di Borgo San Nicola ha tentato la fuga – ricorda Domenico Mastrulli, vicesegretario generale dell’Osapp, una delle sigle sindacali della penitenziaria – e quello di oggi non è certo il primo episodio di suicidio”.

Dei problemi del carcere leccese, compreso quello che vede un’endemica carenza di personale, s’è parlato anche nel recente incontro, il 26 luglio scorso, con il ministro di Giustizia, Paola Severino. L’Osapp ha anche chiesto un avvicendamento ai vertici dell’amministrazione penitenziaria regionale, perché a dire del sindacale “insensibili alle gravi criticità”. “In Puglia – ricorsa Mastrulli – ci sono 4mila e 300 detenuti, su una capienza regolamentare di poco più di 2mila e 400”. Nella sola struttura salentina, sono circa mille e 300, rispetto alla soglia dei settecento che non si dovrebbe oltrepassare. 

E ci sono poi, nel computo complessivo, anche "le ultime aggressioni di Bari e Taranto contro cinque appartenenti al corpo di polizia penitenziaria finiti in ospedale per cure - dice ancora Mastrulli - e il grave fatto di Foggia, dove un detenuto ha divelto la branda, sfasciato la serratura della cella  cercando di raggiungere il corridoio detentivo". E "la vigilanza delle carceri nelle ore serali e notturne e in questi giorni festivi è affidata ad un minimo numero di agenti, insufficienti per vigilare e anche per rispondere alle tante emergenze di questi momenti".

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