Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Sul caso Renda si accendono i riflettori di "Verissimo"

Sono accusati di omicidio volontario gli agenti ed il giudice che non firmò il rilascio per la scomparsa del 34enne in una cella in Messico. Su Canale 5, domani, la madre e l'avvocato Fabio Valenti

Il caso Renda torna a far discutere, a pochi giorni di distanza dalla chiusura delle indagini, che hanno sancito una decisione storica, per l'Italia, sul piano giudiziario: per la prima volta saranno processati nel nostro Paese presunti responsabili di un reato compiuto all'estero. Della questione, scottante e drammatica, se ne discuterà a "Verissimo", format televisivo di Canale 5. Riguarda Simone Renda, giovane impiegato di banca di Lecce, scomparso in carcere, dopo un arresto eseguito a Playa del Carmen, in Messico, con accuse peraltro blande formulate a suo carico. Quelle che molto probabilmente erano condizioni di salute precarie, sopraggiunte per motivi ancora non chiari (si sa, però, che il giovane soffriva di pressione e le autopsie non hanno rilevato tracce di alcool o sostanza psicotrope) vennero in qualche modo scambiate per le intemperie di una persona in stato di alterazione psichica. Di lui si disse che stava dando scandalo all'interno dell'hotel dove soggiornava, la Posada Mariposa.

Sarebbe dovuto ritornare in Italia, quel giorno, aveva il volo prenotato. Era il 2 marzo del 2007. Non rispondeva alla chiamata del personale dell'albergo. Quando aprirono la porta, era in stato confusionale. Sceso seminudo, invece dei soccorsi arrivarono alcuni agenti della "polizia turistica" (una sezione locale). Invece di essere portato in un pronto soccorso, finì in una cella. Senza assistenza medica. Vicenda grottesca e agghiacciante. Appuntamento fissato per domani, sabato 24, dalle 15,30 in poi, dunque. Saranno ospiti la signora Cecilia Greco, madre di Simone, e l'avvocato Fabio Valenti, che si occupa del caso insieme all'altro legale, Pasquale Corleto.


Sono stati proprio loro a dare una luce di speranza ad una famiglia distrutta, che temeva di non veder mai condannati quelli che sono ritenuti i responsabili della morte del 34enne. Durante la trasmissione sarà dunque reso noto che la Procura di Lecce ha chiuso le indagini preliminari e che il sostituto procuratore Angela Rotondano, titolare del fascicolo, ha ipotizzato ora il reato di omicidio volontario. L'accusa di "tortura e atti inumani e degradanti contro la persona" è stata infatti riqualificata in relazione alle gravissime condizioni di salute in cui Simone Renda venne abbandonato in cella. La cui porta si aprì oltretutto con assurdo ritardo. Trascorse le 36 ore per l'arresto preventivo, dopo le quali sarebbe dovuto essere scarcerato, era ancora in cella. Dopo 42 ore, dunque la mattina di sabato 3 marzo, con ingiustificato ritardo, quando gli agenti di penitenziaria aprirono la porta, trovarono un cadavere.

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