I carabinieri piombano durante la Via Crucis: il sindaco fra i sanzionati

E' successo a Supersano, dove si stava celebrando la funzione alla presenza di parte dell'amministrazione comunale. Multa anche per il parroco. La funzione trasmessa sulle pagine social di chiesa e Comune. Il sindaco: "Atto di cuore e di rappresentanza"

Immagine ripresa dalla diretta Facebook.

SUPERSANO - Non proprio la stessa situazione paradossale accaduta a San Marco in Lamis, per restare in Puglia, ma una cosa è certa: in provincia di Lecce s’è conclusa con una sfilza di verbali una Via Crucis organizzata per il Venerdì Santo. E’ successo a Supersano, comune di poco più di 4mila abitanti. Dove le multe sono arrivate, fra gli altri, per lo stesso parroco che ha officiato la funzione, don Oronzo Cosi, e per il sindaco Bruno Corrado.

Proprio sul finire, infatti, sono piombate le pattuglie dei carabinieri dipendenti dalla compagnia di Casarano. I militari hanno identificato coloro che erano presenti al loro arrivo, tredici in tutto, fra i quali anche il primo cittadino. E sono fioccate le contravvenzioni per non aver rispettato le disposizioni per contenere l’emergenza Covid-19. Così hanno ritenuto di procedere i militari, attuando ciò che le norme consentono in questo particolare momento storico.

Aspetto singolare, il fatto che la messa sia stata celebrata con tanto di diretta Facebook in streaming trasmessa non solo sulla pagina della parrocchia di San Michele Arcangelo, ma anche su quella ufficiale del Comune di Supersano, dove il visitatore viene accolto da una bella immagine del centro storico con la scritta in sovrimpressione “Andrà tutto bene”. E i video, sino a poche ore addietro, erano ancora visibili online.

A partecipare di persona, venerdì sera, rispondendo all’invito di rappresentanza rivolto dal parroco, oltre al sindaco almeno parte dell’amministrazione e i consiglieri comunali. Proprio alla fine della celebrazione, però, sono arrivati anche i carabinieri. Proprio nel frangente in cui il primo cittadino svestiva la fascia tricolore e i partecipanti stavano per far ritorno verso le auto per rientrare nelle proprie case. E la situazione ha assunto una piega completamente diversa. Insomma, un invito, quello per la funzione sacra, che è costata cara, quantomeno per le tasche, dopo che vi è stata la depenalizzazione, con il decreto del 25 marzo scorso, ma un contestuale inasprimento delle sanzioni, che vanno da 400 fino a 3mila euro.

Ma ora si attende di sapere anche come reagirà la Prefettura davanti a questa vicenda. A San Marco in Lamis, per esempio, l'episodio (dai contorni assurdi) è stato fortemente stigmatizzato ed è stato richiesto un dettagliato rapporto. Va comunque detto che nella cittadina in provincia di Foggia si era creato un clamoroso assembramento con circa un centinaio di persone che, ed è questo un altro problema, nessuno ha interrotto. La stessa situazione abnorme non si è replicata a Supersano. Ma, numeri e circostanze a parte, resta il caso.

Il sindaco: “Un gesto di cuore, nessun assembramento”

Stranito e addolorato per l’increscioso episodio che lo ha visto suo malgrado protagonista, e tra l’altro destinatario delle relative sanzioni, il primo cittadino di Supersano, Bruno Corrado, raggiunto dalla nostra redazione, ha inteso chiarire le circostanze che hanno portato alla partecipazione di quasi tutti i rappresentanti dell’amministrazione comunale alla liturgia della Via Crucis di venerdì sera.

“Mi dispiace e mi addolora che la ritualità della Via Crucis e la solennità religiosa di quella serata possa essere messa in secondo piano da questa vicenda che nasce da un grande equivoco di fondo” dice il sindaco, “si è trattato di un gesto dettato più dal cuore che dalla mente e la nostra presenza, fuori dalla chiesa, in qualità di amministratori era finalizzata solo ad un atto di rappresentanza di tutta la comunità cittadina che ovviamente, per via delle restrizioni dettate dell’emergenza sanitaria ed epidemiologica, non poteva prendere parte alla rituale celebrazione del Venerdì Santo. Questa è stata l’unica ragione che ci ha spinti a partecipare alla funzione, con l’intento di rivolgere una preghiera e di affidare la nostra, e tutte le comunità afflitte dalla pandemia, alla solenne intercessione di Gesù Cristo. Per questo quando il nostro parroco ha rivolto a noi amministratori l’invito a prendere parte, proprio come rappresentanti del popolo, alla celebrazione e benedizione del Venerdì Santo, abbiamo aderito tutti, sindaco, assessori e consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, con una unità di intenti che non aveva certo l’intenzione di infrangere alcuna norma o restrizione.

“Vorrei inoltre precisare” spiega ancora il primo cittadino Corrado, “che nel corso della Messa non si è creato alcun assembramento in quanto solo un rappresentante dell’amministrazione è entrato in chiesa, mentre le altre dieci persone presenti sono rimaste fuori all’altezza del sagrato, nel rispetto delle distanze minime di sicurezza e con le mascherine indossate. Dalla diretta streaming è facilmente riscontrabile quanto è accaduto. Al termine della breve benedizione, alla fine della liturgia, mentre stavo per riporre la fascia tricolore e con gli altri amministratori stavamo per raggiungere le nostre macchine, sono giunte tre pattuglie delle forze dell’ordine che hanno poi provveduto a stigmatizzare l’accaduto e a redigere i relativi verbali. Si è salvata, diciamo così, solo una rappresentante dell’amministrazione, che essendo un’infermiera era di turno al Vito Fazzi e per ragioni di servizio non era presente alla veglia di preghiera.

"Si è trattato di un grande equivoco” conclude il sindaco, “e ripeto noi eravamo lì per rappresentare la comunità, non c’erano capanelli, né abbiamo favorito la partecipazione di altri cittadini, siamo i primi a sollecitare il rispetto delle regole. E’ stato un gesto di rappresentanza istituzionale simile a quello che ci ha visto partecipare il 31 marzo scorso, insieme ai rappresentanti dei carabinieri, al minuto di silenzio dinnanzi alle bandiere a mezz’asta nei pressi della sede del Comune. Anche in quel caso un atto spontaneo e di commemorazione, non certo bisognevole di autorizzazione, e compiuto, anche in quel caso, col cuore e senza assembramenti”.

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