Metallo conferito senza autorizzazioni, scattano sequestro e 79 indagati

Sigilli alla Recuperi Romano Srl della zona industriale di Surano e lente dei finanzieri puntata su un giro d'affari di quasi 2 milioni e mezzo di euro in tre anni

SURANO – Un intero complesso aziendale sottoposto a sequestro preventivo e ben 79 avvisi di garanzia che in questi giorni hanno già raggiunto o, comunque, raggiungeranno a breve tutti i presunti coinvolti. E’ il frutto dell’operazione “Metallo”, nata come una comune attività di carattere amministrativo e tributario, ma sfociata, strada facendo, in ben più rilevanti contestazioni di carattere penale sul versante ambientale, tanto da coinvolgere la Direzione distrettuale antimafia di Lecce (competente sulla materia), tramite il sostituto procuratore Valeria Farina Valaori.

Il complesso aziendale in questione è quello che fa capo alla Recuperi Romano Srl della zona industriale di Surano, specializzata in smaltimento di ferro e metalli e in autodemolizioni, il cui amministratore unico è stato nominati custode giudiziale e che, nonostante i sigilli, rimane comunque operativa. L’operazione, ribattezzata “Metallo”, è stata condotta dalla Tenenza di Maglie della guardia di finanza, reparto dipendente dal Gruppo di Lecce.

Profitti ottenuti in modo illecito

Stando alle indagini, amministratori, dipendenti e collaboratori della società salentina, in concorso tra loro, avrebbero conseguito profitto in modo illecito, attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, acquistando, ricevendo e gestendo in maniera abituale e abusiva, ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da numerosi conferitori della zona dediti alla raccolta, al trasporto e all commercializzazione di materiale metallico, risultati a loro volta non iscritti all’Albo dei gestori ambientali. Violando, quindi, l’articolo 256 del decreto legislativo 152/2006.

Secondo i finanzieri, la società, dedita allo smaltimento dei rottami metallici, nel corso di quasi tre anni, avrebbe beneficiato della cessione di materiale metallico per quasi 10 mila tonnellate fatturate in regime di reverse charge per un valore complessivo di oltre 2 milioni e 400mila euro. Un modus operandi illecito, secondo quanto rilevato dai finanzieri, al quale avrebbero contribuito tutti coloro che agivano in nome della società, i quali, pur ammonendo talvolta gli operatori economici sprovvisti di autorizzazione circa il rischio al quale si esponevano nel trasportare e scaricare il materiale metallico, avrebbero fornito loro - in ogni caso - specifiche istruzioni affinché venisse operato lo scarico presso in sede.

In 75 non iscritto all'Albo dei gestori ambientali

Sono 79, come detto, gli indagati, dei quali quattro fanno parte della compagine della società di smaltimento. Ovvero, si tratta dell'attuale amministratore, Antonio Romano, 37enne residente a Montesano Salentino (in carica dal 19 dicembre del 2017), del precedente, Roberto Romano, 65enne di Miggiano (in carica fino al 19 dicembre del 2017), e di due dipendenti, Eros Verardo, 35enne e Maria Doris Rizzo, 49enne.

Ammontano a 75,  invece, i soggetti conferitori identificati dalla guardia di finanza nel corso delle indagini eseguite, tutti della provincia di Lecce, titolari di partita Iva, che dovranno rispondere per aver posto in essere un’attività di raccolta, trasporto e commercializzazione di materiale metallico, pur non essendo iscritti all’Albo dei gestori ambientali. Sulla scorta dei rilievi delle “fiamme gialle”, il pubblico ministero ha richiesto il sequestro preventivo, accordato dal giudice per le indagini preliminari Edoardo D’Ambrosio.

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