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Sul luogo del tragico ritrovamento.

Sul luogo del tragico ritrovamento.

Cade e batte la testa: anziano trovato morto in casa in una zona di campagna

Forse all'origine esalazioni di monossido per un braciere o un malore. Aveva anche alcuni animali che dovranno trovare sistemazione

SURBO – Svenuto a causa del monossido di carbonio o, magari, più semplicemente colto da un malore. Per poi cadere e urtare con violenza la testa. Sono le due ipotesi più credibili per spiegare la morte di Mario Mongiò, un uomo di 80 anni di Surbo. L’anziano viveva da solo da diversi anni in una villetta ben fuori l’abitato, in via Dossetti, un’area di campagna in località Rene, dove peraltro si curava di alcuni animali che ora devono avere una nuova sistemazione. I figli, invece, risiedono nel nord Italia.

Faceva una vita ritirata, l’anziano, e di sicuro, questi giorni di piena emergenza, con le misure in atto nel tentativo di contenere il contagio del coronavirus, stanno rendendo piuttosto complicata la vita di chi abita in aree rurali. L’allarme è dunque scattato quando ci si è accorti che l’uomo da troppo non dava più segnali di sé. Sul posto, nel primo pomeriggio, sono arrivati i carabinieri della stazione di Surbo, gli operatori del 118 e gli agenti di polizia locale. Entrati nella proprietà e, poi, in casa, hanno scoperto l’uomo riverso per terra, nel bagno. Era ormai privo di vita.

Nelle vicinanze c’era un braciere, ormai consumato. Questo ha fatto pensare a possibili esalazioni capaci di far perdere i sensi, ma non è detto che sia andata così. L’80enne potrebbe anche essere stato colto da un malore improvviso. Si escludono, invece, altre teorie, come intrusioni di estranei. Nessun segno che possa farlo pensare.

Mongiò aveva come fedele compagni alcuni canarini, ma anche una pecora e un agnellino. I poveri animali sarebbero morti di stenti, se non fossero arrivati i soccorritori. Ora, la polizia locale di Surbo si sta impegnando per una sistemazione. Dovrebbero trovare riparo al più presto, probabilmente entro domani, presso il Museo di storia naturale del Salento di Calimera, che, notoriamente, già accudisce diverse specie. La salma dell’uomo, invece, è stata trasportata presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.  

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