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Redditi esigui, tenore di vita alto: sigilli alla casa di Antonio Caramuscio

Il provvedimento emesso a carico del 46enne di Surbo, fratello del boss scomparso, Salvatore, e della famiglia. Per gli inquirenti, proprietà frutto di attività illecite

SURBO – Sigilli a un’abitazione di sei vani nel centro abitato di Surbo. Li hanno apposti questa mattina i militari della guardia di finanza del Gico, gruppo che fa capo al Nucleo di polizia economico-finanziaria, ai sensi del codice antimafia, dopo richiesta dell’autorità giudiziaria accolta dalla Seconda sezione penale del tribunale di Lecce (presidente e relatore Pietro Baffa, giudici Bianca Maria Todaro e Silvia Saracino). Si tratta di un sequestro finalizzato alla confisca. L’immobile, per gli inquirenti, è riconducibile ad Antonio Caramuscio, 46enne, e alla sua famiglia. L’atto, infatti, è stato notificato anche a moglie e figlia dell’uomo.

Fratello del boss Salvatore, scomparso nel 2016, il provvedimento a carico di Antonio Caramuscio è stato emesso poiché, per i finanzieri del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata, che hanno svolto le indagini, quell’abitazione (così come altri investimenti avvenuti in passato), non può che avere una sola origine, e cioè essere frutto del reimpiego dei guadagni provenienti da attività illegali. Attività che, secondo gli inquirenti, Caramuscio continuerebbe tuttora a portare avanti.

Basti pensare che, proprio all’inizio di novembre, il 46enne ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato nel processo scaturito dall’operazione “Snodo” della Direzione distrettuale antimafia in cui sono coinvolti in ventitré, con varie accuse, che vanno dal traffico di droga, alle armi, fino ai furti e alle rapine. Nel caso di Caramuscio, sarebbero gli stupefacenti il fulcro delle attività.

Nella vicenda odierna, riguardante il sequestro della casa, la guardia di finanza ha svolto accertamenti per verificare sia l’esistenza della pericolosità sociale, sia l’eventuale sperequazione fra redditi reali e investimenti svolti. Era necessario stabilire se le attività svolte, anche in passato, come la gestione di un bar e di un circolo ricreativo, e le autovetture possedute nel tempo (tra cui una Porsche Macan), così come l’abitazione e i conti correnti personali, fossero coerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare.

E al termine dell’attività riguardante, quindi, la ricostruzione di vari passaggi e il tenore di vita manifestato, i finanzieri del Gico di Lecce hanno avanzato alla Direzione distrettuale antimafia la proposta per l’applicazione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili e immobili il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati.

I sigilli sono così scattati questa mattina su quell’abitazione, dopo che particolare attenzione è stata anche rivolta a dimostrare sia la pericolosità qualificata di Antonio Caramuscio, posto che è stato già stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, sia l’attualità della sua pericolosità sociale che è stata evidenziata da più recenti denunce per reati comuni.

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