"Marijuana con thc basso". Lasciano il carcere padre e figlio di Surbo

Oliviero e Gianluca Bruno ai domiciliari, dopo istanza del legale che segue una prima consulenza. Ve ne sarà un'altra di parte

La marijuana sequestrata ai tre.

LECCE - Oliviero e Gianluca Bruno, rispettivamente 64 e 38 anni, padre e figlio residenti a Surbo, hanno lasciato il carcere di Lecce e sono ora ai domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari Sergio Tosi, infatti, ha accolto l’istanza di attenuazione della misura presentata dal loro difensore, l’avvocato Carlo Martina. Questo anche sulla scorta della consulenza tossicologica dei carabinieri di Taranto circa la natura della sostanza che era stata loro sequestrata nel corso di un blitz, marijuana con un livello di Thc (tetraidrocannabinolo, il composto attivo) risultato basso, pari a 0,67.

Ma non è tutto. La difesa, infatti, è intenzionata a portare avanti la vicenda proprio su questo versante. Nei prossimi giorni incaricherà un consulente tossicologico di parte per contestare la quantificazione del principio attivo. Secondo il legale, infatti, potrebbe essere di molto inferiore rispetto a quello necessario per generare l’effetto psicoattivo della sostanza.

Oliviero (meglio noto come “Alfredo”) e Gianluca Bruno erano stati arrestati la sera del 9 maggio durante un blitz davanti all’abitazione dei carabinieri della stazione di Surbo con il nucleo cinofili di Modugno. Ai due era stata attribuito il possesso di oltre 3 chilogrammi di marijuana, sostanza che si presume fosse in via di trattativa con un altro soggetto, riuscito a svignarsela, ma a piedi, tanto da abbandonare l’auto sul posto. Un pacco pieno di “erba”, infatti, era stato trovato in prossimità del veicolo e altri due all’ingresso di casa.

Durante l’udienza di convalida il figlio Gianluca aveva attribuito solo a sé il possesso della marijuana, “scagionando” il padre, ma il gip aveva ritenuto comunque sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per entrambi, viste le prove acquisite dai carabinieri, fra cui alcuni messaggi e contatti telefonici dell’uomo. In arresto, quella sera, era finito anche un altro figlio di Oliviero Bruno, Matteo, 28enne. Ma questi era stato subito scarcerato dal gip (pur convalidando l’arresto). Nei suoi confronti, l’accusa aveva riguardato il possesso di 8,42 grammi di cocaina, suddivisi in quindici dosi, che deteneva in camera propria e che ha sostenuto fossero per uso personale.

Oliviero Bruno è un nome ampiamente noto alle cronache. Ha tredici condanne irrevocabili per vari reati, fra cui associazione mafiosa (in passato è stato ritenuto affiliato al clan Vincenti della Scu). Il figlio Gianluca, invece, una sola condanna, comunque definitiva, per gestione di rifiuti non autorizzata, con sorveglianza speciale di tre anni.

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