Svolta nelle indagini, fermati i presunti autori dell'omicidio Fasano

Il blitz dei carabinieri nella notte. Dieci i fermi, due per il delitto, gli altri per associazione finalizzata al traffico di droga. Il 22enne era già scampato a un altro agguato cinque giorni prima

LECCE – Il cerchio si è chiuso nel cuore della notte, a sole 24 ore dal brutale omicidio di Francesco Fasano, il 22enne ucciso con un colpo alla testa martedì notte nelle campagne di Melissano. Nel blitz dei carabinieri del comando provinciale di Lecce sono state fermate dieci persone. Due sono accusate dell’omicidio del ragazzo di Melissano (Angelo Rizzo di 23 anni e Daniele Manni di 32), uno di loro (Manni) anche del duplice tentato omicidio dello stesso Fasano e di un altro degli arrestati, Pietro Bevilacqua.

Arresti giunti dopo una lunga giornata di accertamenti e interrogatori, a dare riscontro e certezze ai sospetti. Un grande lavoro investigativo avvenuto in perfetta sinergia tra i carabinieri del Nucleo investigativo e i colleghi della compagnia di Casarano, e la magistratura, frutto di intercettazioni, metodi classici e conoscenza del territorio che si è concluso in nottata, con il decreto di fermo firmato poco dopo l’una. OIn carcere sono finiti anche Antonio Librando, Biagio Manni, Luciano Manni, Maicol Andrea Manni, Luca Piscopiello, Luca Rimo e Gianni Vantaggiato.

Un delitto legato alla criminalità organizzata e maturato nell’ambito di contrasti sorti all’interno di un gruppo operante nel basso Salento, dedito al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Contrasti che il 22enne ha pagato col sangue, secondo la spietata e feroce legge delle logiche criminali. Fasano è stato ucciso dopo essere scampato a un primo agguato, avvenuto lo scorso 19 luglio mentre si trovava in compagnia di un altro presunto componente del sodalizio criminale.

Martedì notte, però, per lui non c’è stato scampo. Con ogni probablità è stato attirato in una trappola in una strada di campagna dove, sceso dall'auto, una Ford Fiesta intestata al padre di Bevilacqua, è stato freddato con un colpo di pistola calibro 9 alla tempia, sparato a bruciapelo. Poi è stato investito da un'auto di passaggio, ma è stato un altro automobilista, alle 23.42, a segnalare ai carabinieri la presenza del cadavere. 

I fermi sono stati seguiti nell’ambito di un’attività investigativa avviata dai carabinieri già a marzo scorso e coordinata dalla Procura di Lecce, all’indomani di un altro omicidio, quello di Manuel Cesari, un’altra vita spezzata nell'ambito di un attentato finito in tragedia, di una gambizzazione che è diventata un omicidio. Gli inquirenti sono ancora al lavoro per stabilire mandanti, esecuotri e modalità del delitto. Cesari, leader del gruppo operante a Melissano e dintorni, broker della droga, era considerato litigioso e attacabrighe, sempre pronto a "menare le mani". Uno che negli anni si era fatto molti nemici.

Le indagini, tanto rapide quanto tempestive, hanno consentito di evidenziare, sul territorio di Melissano, la presenza di un sodalizio criminale che ha vissuto, al proprio interno, contrasti sempre più forti culminati proprio nell’omicidio di Fasano. La morte di Cesari e la successiva ricerca di un uomo capace di sostituirlo negli affari illeciti, hanno creato una scissione nel gruppo, con dissidi legati alla spartizione del denaro derivante dalla droga. Daniele Manni, uomo designato, non è stato in grado di garantire la stessa continuità al sodalizio e la "giusta" spartizione dei profitti. I due gruppi, con Librando e lo stesso Daniele Manni da una parte e Biagio Manni, Bevilacqua e Fasano dall'altro, sono entrati in contrasto. Entrambi pretendevano che Rimo spacciasse per loro. Il 22enne, più giovane e meno esperto, è stato probabilmente la vittima più facile da colpire, l'unico che, soprattutto di notte, non ha cambiato abitudini e luoghi frequentati. 

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