Tunnel del gasdotto Tap: a febbraio talpa meccanica da 75 tonnellate

Nel cantiere in località San Basilio i lavori preliminari proseguono. Nel pieno dell'inverno è previsto anche l'avvio della costruzione del terminale di ricezione

Il punto in cui si sta realizzando il pozzo di spinta.

SAN FOCA (Melendugno) - L’aria che si respira oggi in località San Basilio, tra il mare di San Foca e la campagna melendugnese, è di apparente tranquillità. I lavori nel cantiere del gasdotto proseguono, mentre, tutt’attorno, il ripristino della libertà di accesso alla cosiddetta zona rossa, istituita con decreto del prefetto il 13 novembre scorso, ma poi non prorogata alla sua naturale scadenza mensile, ha riportato una certa serenità. Ma l’equilibrio è fragile perché l’avanzamento delle operazioni sta preparando l’avvio di una nuova fase, sicuramente la più delicata dal punto di vista ingegneristico.

Nell’ultima settimana di febbraio una talpa meccanica da 75 tonnellate inizierà a scavare il tunnel che terminerà a circa 900 metri dalla linea di battigia, nelle acque di San Foca, nel punto in cui ci sarà la congiunzione con il gasdotto posato sul fondale marino. Gabriele Lanza, direttore di progetto di Tap per l’Italia, sciorina dettagli e previsioni temporali all’interno del cantiere, dove al momento sono impiegate una trentina di maestranze.

I lavori per la realizzazione del pozzo di spinta, un cubo di dieci metri, sono infatti già in corso a cura del contractor, il colosso Saipem. Da quel contenitore, facendo spinta su alcuni pistoni, la testa fresante, una volta a regime, comincerà ad avanzare - si stima ad una velocità di dieci, quindici metri al giorno - “trascinando” dietro di sè i conci che costituiranno la guaina della conduttura vera e propria. Considerando che i lavori non dovranno interferire con le attività della stagione estiva, lo scavo dovrà essere ultimato in circa tre mesi al termine dei quali la talpa sarà lasciata sotto il fondale per poi essere recuperata in autunno.

Il video girato nel cantiere

Sempre nel mese di febbraio sono previsti i lavori per la realizzazione del terminale di ricezione, anche questo in agro di Melendugno ma poco distante da Vernole, Calimera, Castri di Lecce: una collocazione che ha suscitato perplessità e timori sin dall’inizio ma che dopo il recente incidente nella stazione di compressione di Baumgarten hanno trovato nuova linfa. Sul punto, era stata chiesta, invano, l’applicazione della normativa Seveso, quella sul rischio di incidenti rilevanti.

Tutta la tempistica prevista dalla società dipende, naturalmente, dall’ottemperanza, che deve essere certificata, delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione ministeriale del settembre del 2015 e relative alle varie fasi del progetto: per quanto riguarda la realizzazione del tunnel tutto è legato alla decisione sulla verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale. 

E che i lavori stiano entrando nel vivo, lo dimostra anche la ricerca avviata dai tre principali contractor di Tap per quanto riguarda la parte italiana del gasdotto per la selezione per 64 posizioni lavorative. Saipem cerca figure professionali per il microtunnel e la condotta a mare, Max Streicher per la condotta a terra e Renco per il terminale di ricezione. Tap fa sapere che saranno in totale tra le 150 e le 200 le nuove assunzioni, e che fino a questo momento sono stati investiti nel Salento circa 11 milioni di euro. Ma l'aspetto economico e occupazionale è sempre stato contestato da chi si oppone al progetto: l'impatto ambientale sarebbe molto più significativo degli annunciati ritorni in termini di lavoro e opportunità per le imprese.

Un'altra questione che si riaprirà a breve riguarda gli espianti di mille e ottocento ulivi lungo tutto il tracciato a terra, per circa otto chilometri. Nella primavera scorsa la movimentazione degli alberi che si trovavano all’interno del cantiere di San Basilio ha scatenato vivaci proteste che in più occasioni hanno rallentato le operazioni, richiamando sul sito un ingente apparato di forze dell’ordine fino all’istituzione della zona cuscinetto per impedire l’avvicinamento dei manifestanti.

Quel provvedimento ora non vige più: il passo indietro è stato celebrato come una vittoria dal Movimento No Tap, come un ritorno ad una parziale normalità dopo la militarizzazione del territorio che aveva creato disagi e malumori nella comunità locale e non solo. Le forze dell’ordine, minori in fatto di numeri rispetto alle scorse settimane, sono comunque sul posto, impegnate in una sorta di controllo dinamico dell’area mentre la vigilanza privata si occupa, come sempre, del cantiere.

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