Appalti e tangenti: due imprenditori ed ex assessore condannati

L'inchiesta travolse nel 2015 il Comune di Cellino San Marco. Fra gli imputati nel processo con rito ordinario, gli imprenditori leccesi della Igeco Tommaso Ricchiuto e Alfredo Bruno Bruno, più Gabriele Elia, all'epoca nella Giunta

BRINDISI – L’operazione coordinata dalla Procura di Brindisi fu ribattezzata con una locuzione latina che lascia poco spazio all’immaginazione: “Do ut des”. All’origine di tutto, infatti, vi sarebbero stati appalti, promesse e favori, una fitta rete di scambi che ruotava attorno al Comune di Cellino San Marco, all’epoca della Giunta retta dal sindaco Francesco Cascione. Una vicenda in cui, fra i principali indagati, c’erano anche volti noti dell’imprenditoria leccese.

Uno su tutti, quello di Tommaso Ricchiuto (nella foto in basso), originario di Castrignano del Capo. In quell’inchiesta che si definì con una serie di arresti nell’aprile del 2015, fu coinvolto nelle vesti di presidente del consiglio d’amministrazione e amministratore di fatto dell’Igeco Costruzoni Spa. E Ricchiuto, oggi 75enne, è fra i tre condannati nel filone approdato nelle aule di tribunale con rito ordinario: per lui, 4 anni e 6 mesi di reclusione.

Con Ricchiuto, sono stati condannati anche Alfredo Bruno Bruno, 63enne di Calimera, responsabile tecnico della società e sua persona di fiducia (3 anni) e Gabriele Elia, cellinese 37enne, all’epoca assessore comunale (6 anni e 6 mesi) ai Servizi sociali. I reati contestati sono stati uniti sotto il vincolo della continuazione per Elia. Nel caso di Bruno, invece, le attenuanti generiche sono risultate prevalenti sulle aggravanti. Per tutti, inoltre, sono scattati sia l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sia il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per tre anni.

Tommaso Ricchiuto-2-2La pena prevece poi il risarcimento del danno in solido alla parte civile (il Comune di Cellino San Marco) con liquidazione da stabilire in separata sede, il pagamento spese processuali e di costituzione di parte civile (per quest’ultima, 5mila euro). Gli imputati erano difesi dagli avvocati Viviana Labbruzzo, Luigi Covella e Giancarlo Camassa. Le motivazioni saranno pubblicate entro novanta giorni.

Una delle vicende principali del filone, in seguito all’aggiudicazione dell’appalto in via definitiva per i servizi d’igiene urbana e accessori del Comune di Cellino per poco meno di 3 milioni e 400mila euro, anche dopo sentenze amministrative per dirimere un contenzioso con Gialplast. Tutto, all’epoca, ruotava attorno alla partecipata della Igeco Costruzioni, la Igeco Ambiente Srl.

Gli imprenditori, secondo le accuse, avrebbero promesso 20mila euro ogni tre-quattro mesi a vari esponenti della Giunta. L’incarico sarebbe stato eseguito da Bruno su mandato di Ricchiuto. Gli imprenditori si sarebbero anche fatti carico dell’impegno di assumere a tempo pieno due lavoratori ritenuti vicini agli amministratori comunali.

Lo scopo di queste manovre, secondo gli inquirenti, ricevere vantaggi illeciti a titolo personale e comunque a favore dell’Igeco, tramite la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, con la conseguenza di omettere contestazioni su inadempienze nell’espletamento del servizio. Lo scambio di promesse e gli accordi sarebbero avvenuti nel corso di due incontri tenuti fra aprile e luglio del 2013 a Cellino San Marco e a Lecce.  

Ricchiuto e Bruno pronti a proporre appello 

Ricchiuto e Bruno, dal canto loro, fanno sapere tramite l'avvocato Nicola Flascassovitti, di manifestare piena fiducia nella magistratura, convinti che in appello saranno dimostrate le loro ragioni, dopo questa sentenza di primo grado che ritengono inaspettata. A loro giudizio, infatti, nel corso del dibattimento, la difesa avrebbe provato l'assenza di favori conseguiti dalla società da loro rappresentata, dimostrando, in modo documentale, che la gara per l’affidamento del servizio di igiene urbana non fu stata aggiudicata direttamente a Igeco, come sarebbe dovuto accadere se vi  fosse stata corruzione, poiché fu sottoscritto un contratto, e quindi svolto il servizio, solo all’esito di un giudizio al Tar.

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I due imprenditori aggiungono anche non vi sarebbe mai stata modifica di alcun elemento contrattuale, a favore dell’impresa, come sostenuto dalla pubblica accusa. Tantomeno, si sarebbe tenuto conto del provvedimento della Cassazione che ebbe a suo tempo ad annullare la misura cautelare assunta nei loro confronti. Da qui, dunque, la decisione di proporre appello, dopo che avranno preso visione delle motivazioni della sentenza. 

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