Tap e richiesta della direttiva Seveso: archiviata inchiesta su presunta truffa

Resa nota dalla società la decisione del gip che già a settembre ha accolto la richiesta della procura di archiviazione del procedimento per non aver sottoposto il progetto del gasdotto alla direttiva

LECCE - Va in archivio l’inchiesta avviata sull’ipotesi di una presunta truffa da parte della multinazionale Tap per non aver sottoposto il gasdotto in costruzione nei territorio di Melendugno  alla direttiva Seveso relativa al rischio di incidenti rilevanti nei grandi impianti industriali.  Il giudice per le indagini preliminare del tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, ha infatti disposto  l’archiviazione del procedimento, su richiesta della procura di Lecce, facendo cadere ogni ipotesi di reato sui vertici della Trans Adriatic Pipeline Ag Italia per non avere sottoposto il gasdotto in costruzione alla direttiva alla, sulla base delle verifiche e delle perizie tecniche d’ufficio, il progetto di Tap e quello di interconnessione di Snam Rete Gas, non dovevano essere assoggettati.

La richiesta di archiviazione era stata presentata dal pubblico ministero Valeria Farina Valaori il 19 settembre dello scorso e sembra che il gip pochi giorni dopo l’avesse già accolta, anche se dell’esito della richiesta se ne è avuta contezza solo nella giornate di oggi. Si tratta tra l’altro dell’inchiesta  stralcio del più ampio filone giudiziario avvito nei mesi scorsi e che nella giornata di ieri  ha portato invece alla citazione diretta in giudizio per 18 persone, tra cui vertici della multinazionale Tap e la stessa società, alle quali a diverso titolo vengono contestati presunti reati ambientali.

Non dovranno invece difendersi da nessuna accusa di truffa per la mancata assoggettabilità del progetto del gasdotto alla direttiva Seveso le due persone finite sul registro degli indagati, ovvero Clara Risso, la legale rappresentante di Tap Italia, e il dirigente del ministero dello Sviluppo Economico, Gilberto Dialuce. Il gip Cinzia Vergine ha condiviso quindi le motivazioni contenute nella richiesta del pm Valeria Farina Valaori sulla "inapplicabilità della legge Seveso al gasdotto Tap” emersa anche da una precedente sentenza del consiglio di stato e dall’esito delle perizie d’ufficio.

In sede di incidente probatorio, gli stessi periti del gip (Fabrizio Bezzo, Maria Lionella e Davide Manca) avevano infatti escluso che il gasdotto dovesse essere assoggettato alla direttiva Seveso che riguarda i rischi rilevanti nei grossi impianti industriali. E questo perché, fondamentalmente, le caratteristiche tecniche dei due progetti di Tap e Snam non prefigurano uno stabilimento, cioè un sito per la produzione, manipolazione, stoccaggio di sostanze pericolose, ma solo opere finalizzate al trasporto di sostanze pericolose, secondo la definizione che la Seveso III esclude. Nella stessa richiesta di archiviazione formulata dal pm era stato tra l’altro evidenziato come gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari “non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio, né risultano suscettibili di successivi positivi sviluppi”.

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