Cronaca

Gasdotto, Tap rivaluta gli approdi già scartati. E ne cerca altri nel Salento

Il consorzio fa sapere di voler riesaminare le soluzioni già analizzate prima di convergere su San Foca e di prendere in considerazione anche altre ipotesi, fino ad oggi non contemplate: "I risultati saranno messi a disposizione di tutti"

Giampaolo Russo, country manager di Tap per l'Italia.

LECCE – Tap riconferma la scelta di San Foca come ipotesi di approdo per il gasdotto, ma al contempo rimette mano alle carte che portarono a suo tempo all’esclusione di siti alternativi (nel Brindisino) e agli studi per verificare l’idoneità di altre località.

Lo fa sapere il consorzio attraverso un comunicato, sottolineando comunque la convinzione che il progetto così come presentato al ministero dell’Ambiente, abbia tutte le carte in regola per essere ritenuto idoneo. Come noto, invece, la Regione Puglia ha negato il suo visto, ribadendo quanto già espresso in occasione della prima versione del progetto.

“Fedele al proprio impegno di massima trasparenza e alla propria volontà di tenere nella massima considerazione le richieste che provengono dal territorio e dagli attori istituzionali coinvolti nel processo di autorizzazione – recita la nota stampa - Tap ha deciso di procedere ad un riesame dei dati a suo tempo raccolti e ad ulteriori analisi sia di quegli approdi che erano stati poi scartati perché avrebbero comportato un maggior impatto ambientale rispetto al sito di San Foca, sia di altri siti che possano essere identificati lungo la costa salentina. I risultati di tale attività saranno messi a disposizione del pubblico, della comunità scientifica, delle agenzie ambientali e dei decisori politici a livello locale, regionale e nazionale”.

A lungo il consorzio ha puntato i piedi sulla soluzione di San Foca, ma nel corso del tempo la posizione, almeno apparentemente, è stata resa meno impermeabile: del resto, a fine ottobre – nel corso di un incontro presso la Provincia di Lecce con i sindaci di Melendugno, Marco Potì, e di Vernole, Luca De Carlo -, fu lo stesso sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a non escludere che in corso d’opera si potessero valutare altre opzioni, sempre che Tap le avesse proposte.

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