Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Fondati i timori di aziende biologiche e vivaisti: Tar sospende il piano anti Xylella

Pubblicata l'ordinanza della Prima sezione del tribunale amministrativo del Lazio: esiste un pericolo di danno imminente e irreversibile se gli interventi venissero realizzati. Respinta invece la richiesta di sospensiva presentata da un gruppo di associazioni

Foto di Vincenzo Tasco.

ROMA - Il piano operativo per arginare l'avanzata della Xylella fastidiosa è sospeso. E quindi non ci saranno, per il momento, nemmeno abbattimenti delle piante infette dal batterio, il cui nesso di causalità con il fenomeno del Complesso del disseccamento rapido dell'ulivo non è stato - giova ricordarlo - dimostrato con certezza scientifica. 

Lo ha deciso la Prima sezione del Tar del Lazio, la cui ordinanza è stata pubblicata nella tarda mattinata di oggi dopo che ieri, mercoledì, erano stata discussa la richiesta di sospensiva avanzata, in tre distinti ricorsi, da associazioni (Lilt, Adoc, Coppula Tisa, Comitato Salviamo Ora il Salento, Stati Uniti del Mondo, SosCosta Salento, Comitato Ss 275 e Culturambiente), aziende biologiche e vivaisti.

Poco rileva, al momento, che sia stata respinta solo la prima - non è stata ravvisata l'urgenza della minaccia per la salute dei cittadini - perché l'accoglimento delle altre due istanze di fatto ha prodotto un risultato soddisfacente per tutti, tranne che per il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che si è detto preoccupato per le conseguenze della decisione rispetto al rapporto tra Roma e Bruxelles, da cui partono le direttive e che per questo sta valutando di presentare ricorso al Consiglio di Stato.

A rappresentare davanti ai giudici amministrativi le ragioni di associazioni e vivaisti gli avvocati Valentina Stamerra e Luigi Paccione, mentre quelle delle imprese impegnate nel comparto vivaistico si sono affidate a Gianluigi Manelli. E' stato accertato che i ricorrenti subirebbero, in conseguenza degli interventi previsti - in primis uso di insetticidi e abbattimento delle piante in vivaio potenzialmente ospiti - un danno grave e irreparabile

Il collegio del Tar, cha ha fissato la discussione della causa nel merito (per tutti e tre i ricorsi) per il 16 dicembre, è stato presieduto da Giulia Ferrari. Già il 26 aprile il presidente della Prima sezione, Luigi Tondi, aveva disposto la sospensione del piano Silletti con una misura cautelare monocratica. Orientamento oggi confermato anche alla luce della decisione del Comitato permanente europeo per le fitopatologie che impone, hanno sottolineato i giudici, una rimodulazione degli interventi per come inizialmente previsti. 

"Sono pienamente soddisfatto del provvedimento cautelare adottato dal Tar Lazio che ha confermato - ha commentato Gianluigi Manelli - la misura monocratica dei giorni scorsi e si è dimostrato attento alla tematica, accogliendo, ancorché nella fase sommaria, la tesi difensiva da me rappresentata nell'interesse di 26 aziende vivaistiche che sino ad oggi erano state del tutto estromesse dalle valutazioni compiute dal commissario e rilevando anche la sussistenza anche di un pericolo grave e irreparabili laddove fosse stato portato in esecuzione il piano del commissario delegato che si presentava viziato sotto i profili dedotti. Chiaramente le aziende sono aperte al dialogo con la struttura commissariale affinché possa essere trovata, con un reciproco apporto, una soluzione che possa essere soddisfacente tanto degli interessi delle aziende che rappresento, quanto degli scopi perseguiti dal commissario".

Il ricorso delle aziende vivaistiche è stato affiancato, ad adiuvandum, dall'intervento di Ail, Csvs, Terra Salute e  Agricoltura 2.0, Terra Libera dai Veleni, Riprendiamoci il Pianeta, Archè e Marina Serra e dal Comune di Gallipoli e dal Parco regionale Isola di Sant'Andrea- Litorale di Punta Pizzo Gallipoli.

L'ordinanza del Tar Lazio in un certo senso consente di fare il punto della situazione, sia alla luce delle indicazioni degli esperti europei, sia in virtù degli effetti delle pratiche agronomiche, come l'aratura, che potrebbero aver ridotto e di parecchio l'efficacia dell'insetto vettore, come dichiarato del resto ieri dallo stesso Silletti. Insomma, si aprono gli spazi per ragionare di un nuovo piano, senza forzature e magari con l'ausilio di acquisizioni da parte dei ricercatori che possano indicare una via ragionevole per il trattamento del patogeno da quarantena. 

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