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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Dopo i sigilli / Otranto

Valutazione d’incidenza ambientale annullata: respinto il ricorso dell’Approdo di Enea

Il Tar di Lecce ha rifiutato l’istanza presentata dai proprietari del chiosco bar di Badisco che avevano chiesto la sospensione cautelare e l’annullamento del provvedimento della Provincia di Lecce

PORTO BADISCO (Otranto) – Il Tar di Lecce respinge il ricorso proposto dai proprietari del chiosco bar di Porto Badisco, “L’Approdo di Enea”, per chiedere la sospensione cautelare della della Provincia di Lecce di ritirare in autotutela la valutazione d’incidenza ambientale, precedentemente concessa alla struttura.

Nuovo problema, dunque, per l’attività da tempo al centro di esposti e vicende giudiziarie che sembrano non dare alcuna tregua. Solo pochi giorni fa, il chiosco era stato sottoposto a sequestro per alcune difformità evidenziatesi nei controlli e per l’assenza di alcune decisive autorizzazioni, dopo la ricostruzione della struttura precedentemente abbattuta su disposizione delle autorità competenti e dopo una lunga e complessa partita giocata nei tribunali amministrativi e penali.

Con l’ordinanza dell’8 marzo 2023, dunque, il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha respinto l’istanza dei proprietari del chiosco bar-ristorante con cui veniva chiesta la sospensione cautelare e l’annullamento del provvedimento della Provincia di Lecce, con il quale il 6 dicembre 2022, il Servizio Ambiente di Palazzo dei Celestini, aveva annullato in autotutela la Vinca, la Valutazione d’Incidenza Ambientale rilasciata il 9 giugno 2021 per la demolizione e ricostruzione del chiosco bar ristorante.

Nell’ordinanza, scritta dal presidente Antonio Pasca, si chiarisce come non ci siano i presupposti per concedere la tutela cautelare, considerando che “il manufatto installato costituisce opera nuova e diversa rispetto a quanto autorizzato con provvedimento dirigenziale del Comune di Otranto dell’8 marzo 2000 e oggetto di successiva demolizione” e considerando che “la struttura realizzata non risulta supportata da titolo alcuno sia sotto il profilo edilizio che sotto il profilo paesaggistico”.

Pertanto, vista la sentenza del Tar Lecce del 578/2019, confermata dal Consiglio di Stato (sezione sesta) con pronunciamento del 13 gennaio 2020, e vista quella del tribunale di Lecce, la numero 2711 del 3 dicembre 2019, confermata dalla Corte d’Appello di Lecce con sentenza del 7 febbraio 2022, e tenendo conto che il manufatto sia oggetto di sequestro penale, il giudice ha respinto l’iniziativa di sospensione del provvedimento dei proprietari, in attesa di pronunciarsi poi nel merito. 

Inoltre, nell’ordinanza, si precisa che la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Lecce il 9 dicembre scorso abbia inviato una nota al Comune di Otranto, alla Regione Puglia, all'Ente Parco Regionale “Costa Otranto Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase” e alla Provincia di Lecce; e ancora che il responsabile dell'Area tecnica del Comune di Otranto il 13 dicembre abbia diffidato allo smontaggio della struttura realizzata.

All’udienza del Tar erano costituiti sia la Provincia di Lecce, rappresentata e difesa dall’avvocato Eugenio Sambati, sia il Comune di Otranto rappresentato e difeso dall'avvocato Alberto Pepe, sia la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Province di Brindisi e Lecce rappresentata e difesa dall'Avvocatura distrettuale di Lecce.

Sulla vicenda interviene la sezione Sud Salento di Italia Nostra, che segue da tempo questa situazione e che, attraverso i referenti Mario Fiorella e Marcello Seclì, ritiene necessario che le diverse autorità competenti si attivino di concerto, aprendo un tavolo per disporre i provvedimenti necessari, sia per “confiscare e rimuovere le opere abusive esistenti (oggi sottoposte a sequestro) sia per individuare gli interventi di risanamento e riqualificazione ambientale che questo importante tratto della costa salentina merita”.

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