Cronaca

Tasso d’interesse in odor d’usura. Decreto ingiuntivo bloccato ed esposto in procura

La vicenda di due coniugi leccesi che avevano ottenuto un prestito dalla banca per 30 mila euro con l’applicazione di tassi moratori valutati oltre la soglia di legge finisce sui tavoli della procura

LECCE - Ancora un caso controverso in materia di usura bancaria contrattuale messo in luce stavolta da due coniugi leccesi che dopo aver ottenuto dal tribunale civile il blocco dell’esecutività di un decreto ingiuntivo hanno ora presentato, tramite il proprio legale Francesco Toto, un esposto in procura per denunciare la condotta della banca ipotizzando il reato di usura sui tassi d’interesse applicati per il prestito erogato. In particolare il tasso d’interesse globale applicato sul contratto di prestito personale, sottoscritto nel 2012, è stato considerato troppo oneroso ed elevato, e anzi il consulente tecnico d’ufficio Lucia De Matteis nominato dal giudice del tribunale civile di Lecce, Marilena Caroppo, dall’analisi degli atti e dalle verifiche contabili, ha concluso la sua perizia rilevando l’applicazione nel contratto di “un tasso di mora usurario”. E segnalando l’applicazione di quanto previsto nella normativa di riferimento che indica tra l’altro che “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.       

Una vicenda che per altro nella sua trafila giudiziaria ha destato parecchio stupore tra gli addetti ai lavori e per chi si occupa di osservare da vicino l'andamento dei tassi moratori e compensativi applicati dalle banche su mutui e finanziamenti. Tutto parte nel 2015 quando due coniugi, S.B. e O.V. di Lecce, tramite il proprio avvocato presentano un atto di opposizione ad un decreto ingiuntivo concesso dal tribunale alla Santander Consumer Bank Spa per il recupero di alcune rate non versante dai due clienti in relazione al prestito personale di 30mila euro richiesto tre anni prima e per il quale, nell’ambito del piano di ammortamento spalmato in dieci anni, risultavano già saldate le prime 24 rate (per un importo di 439 euro ciascuna) per un totale di 10.536 euro.

I due ricorrenti, tramite il legale Francesco Toto, proponevano l’opposizione all’atto rilevando, in via preliminare, anche la “carenza di legittimazione” da parte dell’istituto bancario richiedente, non ritenendo legittimo l’atto di cessione del credito intercorso tra lo stesso istituto e il gruppo finanziario, e nel merito eccepivano la nullità e indeterminatezza del credito in quanto la sorte capitale non era ritenuta rinvenibile in un valido piano di ammortamento. Veniva soprattutto evidenziata l’usurarietà dei tassi moratori, la mancanza di trasparenza nelle statuizioni contrattuali, cosicché, secondo tali valutazioni, il credito non era da considerarsi certo, liquido ed esigibile. Ed oltre alla revoca del decreto veniva chiesto di rilevare la “evidente usurarietà” del contratto sulla base del quale la banca “pretendeva di agire e ottenere una grossa somma di denaro, gran parte della quale non dovuta”. L’istituto bancario da parte sua, ritenendosi nel giusto, si era costituito in giudizio contestando il ricorso e l’opposizione alle richieste dei clienti e chiedendo la legittimazione del decreto ingiuntivo già emesso.

Il giudice del tribunale civile ha poi deciso di sospendere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo e di nominare un consulente tecnico d’ufficio per una perizia sul caso di specie. Consulenza consegnata e integrata (con un ulteriore calcolo del Taeg escludendo le spese di imposte e bolli come richiesto dal giudice ed eccepito dal perito di parte della banca) nel dicembre del 2018, e sulla scorta della quale veniva ridefinito il conteggio della quota capitale da versare e veniva rilevata l’applicazione di tassi moratori oltre la soglia che doveva comportare l’esclusione di ogni tipologia di onere. Il contratto in buona sostanza, anche secondo il consulente del giudice, conteneva un tasso di mora usurario.

“Il tribunale civile ha accolto la nostra opposizione avendo riscontrato l'applicazione da parte della banca di interessi ultralegali pari, anzi superiori al 450 per cento” evidenzia l’avvocato Toto, “una prima consulenza tecnica d'ufficio certificava la circostanza. Tutti rimanevano perplessi, avvocati e parti in causa, e il giudice compreso che senza indugio conferiva allora nuovo incarico per un più approfondito riesame delle risultanze contabili.  Il Ctu ha poi confermato l'assunto ancora una volta: gli interessi moratori e nel complesso il cosiddetto Teg, cioè il tasso effettivo, complessivo applicato a quel contratto dalla banca, era pari al 457,88 per cento già alla stipula del contratto. Si definisce ‘ab origine’ usurario quel contratto, come quello sottoscritto dai miei assistiti, che prevede già alla stipula l'applicazione di una serie di costi denominati in maniera variopinta, ma che di fatto fanno spiccare verso l'alto i costi che gli ignari consumatori si vedono addebitare dalla banca sul conto corrente se malauguratamente ritardano il pagamento anche di una sola rata”. La vicenda oltre agli aspetti civili e contabili ora sarà sottoposta anche alle valutazioni di carattere penale a seguito dell’esposto che il 10 ottobre scorso i due sottoscrittori del contratto di prestito hanno presentato in procura.

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