Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Scarlino: il primo sopralluogo, si riprenderà in settimana. E l'azienda teme tempi lunghi

Il consulente nominato dalla Procura ha scattato fotografie, soffermandosi sulla pedana dalla quale sarebbe stata rimossa una grata che attivava il sistema di sicurezza. La Procura intende svolgere rilievi anche su altri apparecchi, ma intanto i legali chiedono dissequestro o facoltà d'uso

TAURISANO – Oggi il primo sopralluogo. Il prossimo è previsto per l’inizio della settimana, forse martedì mattina. Non si vuole lasciare nulla al caso, per fare luce sulla morte di Mario Orlando, 53enne di Taurisano. Nella tarda mattinata del 30 agosto scorso, l’operaio, mentre stava svolgendo alcune pulizie con un’idropulitrice, è rimasto schiacciato in un’impastatrice. Una morte atroce che ha posto una serie di inevitabili interrogativi su vari livelli di responsabilità.

Il sistema di sicurezza automatico del macchinario sembra che fosse stato disattivato da qualche tempo, come appurato dagli inquirenti. In tutto ciò, quello stesso macchinario potrebbe essere stato riacceso per un fatale malinteso (forse il classico errore di comunicazione, ma è solo un’ipotesi) da un collega di Orlando, proprio mentre questi era intento nelle sue mansioni.

Il caso non è per nulla semplice, perché, nel corso delle varie audizioni davanti agli agenti di polizia del commissariato di Taurisano, sotto la direzione del vicequestore aggiunto Salvatore Federico, nessuna delle persone ascoltate, fra informati sui fatti e indagati, s’è sbottonato più di tanto, fornendo elementi inequivocabili. Ad esempio, resta ancora una certa ambiguità attorno all’ordine di smontare il sistema di sicurezza, forse perché d’intralcio in varie operazioni quotidiane. Da chi è partito? Chi l’ha attuato? Insomma, da un lato vi sono elementi che sembrano già configurare certezze, dall’altro si procede molto a intuito.

E intanto il tempo passa e i legali della “Scarlino”, gli avvocati Andrea Sambati e Paolo Fedele, fanno pressione perché si arrivi al dissequestro degli impianti, o almeno, alla loro facoltà d’uso. Il blocco dei lavori nel salumificio crea ovvi timori per la sua salute economica. Uno status d’incertezza che grava molto su un’azienda di grosso livello, fra le poche locali, di recente, ad aver proceduto ad assunzioni e che intende riprendere al più presto il suo ciclo produttivo.

Ma il discorso sui tempi non è a sua volta semplice, perché la Procura (il fascicolo è in mani ai pubblici ministeri Carmen Ruggiero e Paola Guglielmi) intende avviare perizie anche sugli altri macchinari presenti. Questo, sebbene gli investigatori della polizia abbiano già acquisito materiale fotografico e video che potrebbe tornare utile.

Oggi, dunque, la prima perizia, quella sull’apparecchiatura sicuramente più importante, nella quale l’operaio ha trovato la morte. L’ingegner Cosimo Prontera, il consulente nominato dalla Procura, ha scattato diverse fotografie, soffermandosi in particolare sulla pedana dalla quale sarebbe stato rimosso il cancelletto.

E’ bene comprendere com’è costituita l’impastatrice. Ampia quanto una stanza di piccole dimensioni, è composta di una scaletta al termine della quale vi sono i già citati cancelletto e pedana. Ai lati, le due vasche. Ed è in una di quelle che è stato risucchiato Orlando, morendo all’istante per un’emorragia interna causata dalla rottura dell’aorta. L’uomo sarebbe stato poi estratto dagli altri lavoratori. Era sicuramente adagiato al di fuori, all’arrivo di sanitari del 118, vigili del fuoco, polizia.  

Il cancelletto, in tutto questo, sarebbe rilevante, perché, in condizioni normali, una volta aperto e varcato, avrebbe attivato automaticamente un sistema di sicurezza. Il macchinario, però, con ogni probabilità era comunque stato spento manualmente proprio per le pulizie. Ed ecco che qui entra in gioco la seconda questione, quella della possibile riattivazione da parte del collega per un fraintendimento.

Insieme al consulente, oggi, c’erano anche altri professionisti: gli ingegneri Andrea Presicce, Sergio Scarati e Antonio Vernaleone per gli indagati e l’ingegner Pietro Traldi per la famiglia della vittima. Quest’ultima è assistita dagli avvocati Vincenzo Venneri e Laura Parrotta.

Ad oggi sono quattro i nomi iscritti nel registro degli indagati, quelli di Attilio e Antonio Scarlino, di 51 e 42 anni, ai vertici dell’azienda di Taurisano, di Luigi De Paola, 43enne, responsabile della sicurezza, e di Mario De Icco, 53enne, un collega della vittima che potrebbe inavvertitamente aver azionato il macchinario. Mentre nei confronti di De Icco è stato ipotizzato l’omicidio colposo, per i primi tre l’ipotesi di reato è di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e di morte come conseguenza di altro reato.

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