Cronaca

Morte nella Scarlino, la perizia svela più livelli di manomissione del macchinario

Nei giorni scorsi, in una nuova ordinanza, la conferma della misura cautelare del divieto temporaneo dell'esercizio dell'attività imprenditoriale a carico dell'amministratore del salumificio di Taurisano. Il gip Martalò concorde con gli inquirenti: vi sarebbe un'evoluzione del "fatto storico"

TAURISANO – Il quadro accusatorio non cambia. Semmai, si rafforzano le convinzioni della Procura, perché si evolve il “fatto storico”, come scrive nero su bianco il gip Antonia Martalò. I pubblici ministeri Carmen Ruggiero e Paola Guglielmi, infatti, hanno raccolto nuove indicazioni sulla presunta manomissione del macchinario Inotec Im 3000, tramite le perizie del consulente nominato ad hoc, l’ingegner Cosimo Prontera.

Nei giorni scorsi, quindi, in una nuova ordinanza, la conferma della misura cautelare del divieto temporaneo dell’esercizio dell’attività imprenditoriale a carico di Attilio Scarlino, 52enne, amministratore del noto salumificio di Taurisano nel quale il 30 agosto dello scorso anno ha trovato la morte l’operaio specializzato Mario Orlando, 53enne.

L’uomo è stato letteralmente stritolato in quell’impastatrice di fabbricazione tedesca, di nuova generazione, durante le operazioni di pulizia. Questo perché, secondo l’ipotesi accusatoria, proprio su ordine di Scarlino, sarebbero stati alterati quei sofisticati sistemi di sicurezza che avrebbero potuto e dovuto impedire la tragedia.

Dove le novità sostanziali? Rispetto a quanto già formulato nel corso dei primi sopralluoghi, la vicenda è stata ricostruita in modo più approfondito. Sono così emersi diversi livelli di manomissione che, tutti insieme, avrebbero trasformato un’attrezzatura particolarmente sicura in una trappola letale.

In un primo momento si era già parlato della sola rimozione del cancello d’accesso alla pedana posta tra le vasche contenenti le pale di macinazione. Un fatto, questo, che Scarlino ha sempre negato di aver autorizzato, nel corso degli interrogatori ai quali è stato sottoposto. Tale cancello era dotato di un sistema di bloccaggio che si sarebbe dovuto attivare qualora fosse stato aperto da qualcuno fra i lavoratori. Nello stesso contesto sarebbe stata staccata anche la piastra sulla quale era stata installata la serratura.

In realtà, stando alle dettagliate analisi del perito, le alterazioni avrebbero riguardato molti più strumenti. Gli inquirenti, oggi, contestano dunque la rimozione dei sistemi di arresto dei mescolatori che seguivano all’apertura del deflettore di scarico, e – aspetto da non sottovalutare - del coperchio di cui erano dotati, per mezzo di manomissione dei circuiti elettrici tramite un by-pass. In questo modo, sarebbe stato impedito il blocco delle pale anche qualora il coperchio fosse stato aperto.

Altri due elementi emersi nel corso delle perizie avviate a dicembre: la rimozione del sistema di arresto di emergenza dell'ascensore, usando sempre un by-pass per manomettere il circuito elettrico del pulsante di stop, impedendo il blocco delle pale in caso di pressione, e del sistema di arresto di emergenza del movimento della macchina impastatrice, attraverso manipolazione del circuito elettrico del pannello di controllo del primo mulino.

Il perché di tutto questo sarebbe da ricercarsi proprio nella possibilità di pulire la macchina in movimento. Sarebbero quindi stati abbattuti i tempi che gli operai avrebbero dovuto occupare nel corso del loro turno a quest’incombenza, a tutto vantaggio della produzione.

Attilio Scarlino-3Le complesse manomissioni di un simile macchinario inducono oggi il gip più che mai a ritenere ragionevole che l’ordine non potesse che partire dai vertici dell’azienda. Ed è forse questo il passaggio chiave, come evidenzia il gip: “La vittima potè entrare dentro la vasca in quanto il coperchio era aperto, ma se il sistema di blocco fosse stato  funzionante, nessuno, neanche per mero errore,avrebbe  potuto riavviare la macchina  accedendo al pannello di comando, poiché a la recezione del segnale di apertura del coperchio da parte della macchina avrebbe inibito l'avvio della medesima attivando un sistema di allarme che solo la chiusura del coperchio poteva n neutralizzare”.

Ragion per cui, secondo gli inquirenti, se Scarlino non avesse permesso la manomissione di circuiti e blocchi, un’altra delle persone a oggi indagate, Mario De lcco, 53enne, anch’egli operaio, “non avrebbe mai potuto riavviare la macchina impastatrice fino al momento  in cui il povero Mario Orlando non fosse uscito dalla vasca e non fosse stato  chiuso il coperchio”.

Scarlino rischia il processo per rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e morte come conseguenza di altro reato. Inizialmente l'imprenditore era anche stato destinato ai domiciliari, in considerazione della possibile reiterazione di determinate condotte. Le indagini sull’incidente costato la vita a Mario Orlando sono state seguite nel dettaglio dagli agenti di polizia del commissariato locale, guidati dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Morte nella Scarlino, la perizia svela più livelli di manomissione del macchinario

LeccePrima è in caricamento