Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Armi e supremazia sul territorio, cinque arresti nel Sud Salento

Pistole e fucili, rivendicazioni personali, dove la legge del più forte si doveva stabilire a colpi di arma da fuoco. Chiuse le indagini di polizia del commissariato di Taursiano attraverso lunghe intercettazioni telefoniche

Il commissario Federico con il questore Carella.

 

TAURISANO – Droga, armi  e rivendicazioni personali perpetrate con violenza inaudita, dove la legge del più forte si doveva stabilire a colpi di arma da fuoco contro chi aveva sgarrato o chi aveva mancato di rispetto. Modus operandi che si andava tratteggiando dal 2004 fino ad oggi tra un serie di personaggi che agivano nel Sud Salento, collegati al massimo da parentela, ma che operavano per conto proprio, senza fare parte di un’organizzazione malavitosa vera e propria. Sono stati gli investigatori del commissariato di polizia di Taurisano, diretti dal commissario Salvatore Federico, a collegare, in questo lungo frangente di tempo, la sequela di atti criminosi e i loro presunti autori,anche se la parte centrale delle indagini è stata avviata a gennaio del 2011.
Cinque gli indagati ritenuti responsabili di detenzione illegale di armi,  i cui nomi sono stati resi noti questa mattina, nell’ambito di una conferenza stampa tenuta nella sede della questura di Lecce di via Oronzo Quarta, dal questore Vincenzo Carella e dal commissario Salvatore Federico. 
Si tratta dei fratelli Antonio e Marco Galati, 34 anni il primo, 29 il secondo, tutti e due di Supersano; ?Antonio Fernando Vizzino,  29enne, anche lui di Supersano, Emanuele Toma (31) e Orazio Preite, 28 anni, di Taurisano entrambi. Tutti sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con Fernando, Antonio Galati e Toma che stanno già scontando una pena detentiva. 
La polizia, va detto, non ha recuperato né droga, né armi, ma l’impianto accusatorio che ha portato all’arresto dei cinque, si basa, oltre che su una serie di riscontri investigativi, prevalentemente sulle intercettazioni ambientali ed anche su quelle telefoniche, nel corso delle quali gli indagati avrebbero inconsapevolmente ammesso alcune responsabilità, anche in relazione ai fatti trascorsi. Il pm Giovanni De Palma, infatti, ha così avvallato il castello accusatorio degli inquirenti, che il gip Ines Casciaro ha poi convalidato in pieno, ritenendo fondamentali le dichiarazioni pervenute direttamente dagli indagati, a loro insaputa, nel corso di innumerevoli ore di pazienti intercettazioni compiute dagli agenti del commissariato di Taurisano. 
 
L'origine dell'indagine
24 gennaio 2011. E' nel pomeriggio di quel giorno che, a Supersano, Antonio Galati, dopo avere prelevato un fucile dal cofano della sua auto, esplode alcuni colpi su Marco De Vitis, titolare di un bar, senza comunque colpirlo. Poi la fuga. Proprio da questo tentato omicidio iniziano le indagini della polizia. Che rintraccia l’aggressore, riuscendo a farsi dare dallo stesso indicazioni su dove si trovasse l'arma utilizzata, che è stata quindi rinvenuta insieme ad alcune munizioni. A seguito dell'arresto per detenzione illegali di armi e della denuncia per tentato omicidio (erano trascorsi i termini della flagranza), le indagini non si fermano e si muovono anche nei confronti dei familiari dell'arrestato. Ed emerge un intreccio di rapporti con pregiudicati in possesso di una considerevole quantità di armi.
Nel corso delle indagini è inoltre emerso che il gruppo aveva nella disponibilità, custodiva e utilizzava armi di ogni tipo e ad i suoi componenti sono stati collegati una serie di reati tra i quali due episodi di minacce gravi, furti e spaccio di stupefacenti. Un mondo fino ad allora sommerso di violenze ed illegalità.
Le armi, davvero tante. A Vizzino, per esempio, vengono contestati il possesso illegale  di un fucile calibro 12 Benelli, matricola abrasa, che avrebbe poi ceduto ad Antonio Galati. Ma anche una mitraglietta modello “Skorpio”. Stessa accusa per Orazio Preite, per avere detenuto una ventina di armi. Emanuele Toma: stando alle indagini avrebbe commesso azioni criminose come quella che avrebbe eseguito insieme con altri tre complici, non ancora individuati. Avrebbe minacciato la sua vittima sparandole contro numerosi colpi di arma da fuoco. E poi furti. Sempre Toma si sarebbe impossessato di gioielli ed elettrodomestici, rubandoli da un’abitazione, nonché di una Nissan Qashqai parcheggiata nel garage.  E poi ancora, un altro furto di 25mila euro sempre in un’abitazione e all’interno dello studio dentistico di un medico a Supersano, poi a Salve. Orazio Preite. Anche lui armi. Una pistola modello “Colt”, fucile e cartucce. Per tutti, ora, il momento di saldare il conto con la giustizia.

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