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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca Taviano

Comprate come schiave, fatte prostituire e seviziate se non cedevano i soldi

Un 46enne bulgaro e un 62enne di Taviano arrestati dai poliziotti di Taurisano, dopo una lunga indagine nata dalla denuncia di due ragazze. Introdotte nel Salento dall'est europeo, sarebbero state minacciate anche le famiglie d'origine

TAVIANO – Trattate come schiave. Acquistate – nel vero senso della parola – come sarebbe accaduto nel 1800 in un mercato della Louisiana. Poi, introdotte dalla Bulgaria in Italia, affinché si prostituissero sulle strade salentine. Infine, punite e seviziate persino con bruciature di sigaretta o fendenti di coltello se non avessero consegnato il denaro a fine giornata. Tutto questo sarebbe accaduto a Taviano, per lungo tempo, e solo dopo che due donne si sono ribellate, spezzando le catene della paura, sono iniziate le indagini che hanno consentito di tracciare, strada facendo, un quadro che diventava ogni giorno di più sempre più inquietante agli occhi degli stessi investigatori, nonostante già largamente abituati a vederne di cotte di crude.

Sono due gli arresti scattati ieri, anche se il numero di soggetti che avrebbe compartecipato, con ruoli diversi, a un’attività, di certo, lucrosa, sarebbe maggiore. All’appello, infatti, mancano ancora due uomini, bulgari di 29 e 31 anni, quasi certamente rientrati nella loro terra d’origine. Ma non è sfuggito alle manette il presunto leader di quella che si profilerebbe come una vera e propria organizzazione criminale, Mariyan Chakarov, 46enne, così come in carcere è finito anche Angelo Manzo, 62enne di Taviano, che si troverebbe un gradino al di sotto nella scala gerarchica.

Acquistate in Bulgaria per prostituirsi

Le indagini sono state condotte dai poliziotti del Commissariato di Taurisano, diretto dal vice questore Salvatore Federico. E proprio la squadra di polizia giudiziaria taurisanese, ieri mattina, ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare a carico dei due uomini, dopo che il gip Simona Panzera ha avallato le ricostruzioni svolte, nate, come detto, dalle denunce di due giovani donne bulgare che sarebbero state fra le varie sfruttate nel tempo da Chakarov e soci. Denunce, peraltro, presentate separatamente, in modo autonomo.

Le donne, dunque, sarebbero state acquistate in Bulgaria e subito dopo avviate all’attività di prostituzione in Italia su ordine del 46enne. Precise e dettagliate sarebbero le descrizioni fornite sui soggetti con i quali sarebbero state in contatto, l’abitazione in cui avrebbero alloggiato, i luoghi nei quali avrebbero esercitato la prostituzione, i soggetti che ne avrebbero controllato i movimenti e alle quali sarebbe state obbligate a consegnare i guadagni. Così come concordati sarebbero anche le descrizioni dell’incubo quasi quotidiano di violenze fisiche e sessuali subite. Spunti fondamentali sui quali avviare quegli approfondimenti che hanno consentito di costruire i pilastri dell’inchiesta.

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Minacciate anche le famiglie

Ottenuta l’autorizzazione della Direzione distrettuale antimafia, gli investigatori del Commissariato di Taurisano hanno iniziato a indagare sia con mezzi tecnici, sia con i tradizionali appostamenti. E si è appurato come fossero diversi i luoghi in cui sarebbe avvenuta la prostituzione. Non sempre negli stessi punti, ma spaziando fra i margini della strada statale 101, le zone di Gallipoli e Racale, la provinciale Ugento-Taurisano, intorno ad Acquarica del Capo, nei pressi di Torre Mozza, persino nei paraggi dell’aeroporto militare “Cesari” di Galatina. Di certo, in ogni circostanza le donne avrebbero fruito di un accompagnatore, qualcuno che le avrebbe condotte sul posto, per poi riprenderle a fine “turno”.

Gli investigatori hanno anche approfondito il lato oscuro della compravendita, accertando che Chakarov avrebbe “riscattato” le donne in Bulgaria, acquistandole da altri criminali, per poi portarle in Italia, sequestrando loro i documenti e minacciando anche le famiglie rimaste nei paesi d’origine, qualora non fossero stati eseguiti gli ordini. E così, le ragazze sarebbero state tenute in uno stato di segregazione, private della libertà, a volte lasciate pure a digiuno. E se non avessero ceduto i guadagli, Chakarov le avrebbe chiuse in una stanza, seviziandole. Tanto che alcune ragazze avrebbero fatto ricorso in più di qualche circostanza a cure mediche presso gli ospedali del Leccese.

Chakarov ritenuto il leader

Chakarov è accusato di associazione per delinquere, lesioni personali, sfruttamento della prostituzione, riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi, estorsione, mentre. Manzo, invece, di associazione per delinquere e sfruttamento della prostituzione. Se al bulgaro 46enne è attribuita la patente di capo, il 62enne di Taviano, così come gli altri due ricercati, avrebbero avuto il ruolo di fiduciari e controllori dell’attività di prostituzione, oltre che di accompagnatori delle ragazze verso i luoghi deputati alla prostituzione.

Chakarov e Manzo sono stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari Simona Panzera (firmataria dell'ordinanza) e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Questo perché i loro avvocati difensori, Raffaele Benfatto, Massimo Buggemi e Tommaso Donvito, possano avere più tempo per visionare le carte dell'inchiesta coordinata dalla pubblica ministero Giovanna Cannarile.  

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