Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Danneggiata la lapide di Stefanelli, assassinato in una faida nel 1995

La scoperta ieri nel cimitero di Taviano. L'uomo fu ucciso su ordine del boss Vito Paolo Troisi, che partecipò all'agguato

TAVIANO – Il marmo di una lapide danneggiato, nessun particolare messaggio, ma una vicenda comunque molto inquietante. Per una serie di circostanze. La prima fra tutte, il fatto che in quella tomba del camposanto di Taviano sia sepolto Luciano Stefanelli, la cui storia affonda nei periodi più oscuri e sanguinari della Sacra corona unita: quella delle origini, degli agguati continui ed efferati anche nelle vie del centro e in pieno giorno. Proprio come accadde a lui. Ritenuto un boss emergente della Sacra corona unita, fu assassinato a colpi di kalashnikov il 17 luglio del 1995 in via Santa Croce, nel cuore di Taviano. Aveva 37 anni.  

A scoprire il danneggiamento è stata la vedova di Stefanelli, nel tardo pomeriggio di ieri. E non ha potuto fare altro che segnalare il caso ai carabinieri. I militari della stazione locale sono intervenuti poco dopo sul posto per constatare i fatti e avviare le prime indagini. Si presume che il danneggiamento sia avvenuto nel corso della notte precedente. Il cimitero sorge poco al di fuori del centro abitato di Taviano, lungo la strada provinciale 68. Un punto abbastanza isolato per scavalcare le mura, nel buio, senza farsi notare da nessuno, specie dopo le 22, quando inizia il coprifuoco per la pandemia. E l’assenza di videocamere complica le indagini per risalire agli autori del gesto.

L'assassinio di Stefanelli

Stefanelli fu ucciso dopo essere scampato a un primo agguato avvenuto pochi mesi prima. A volere a tutti i costi la sua morte, secondo quanto riferì un collaboratore di giustizia nel corso delle indagini, Vito Paolo Troisi, a capo dell’omonimo clan. Una ritorsione per un attentato subito il 13 marzo dell’anno precedente. Con lui, quel giorno, avrebbero agito anche altri quattro. Tutti sono stati poi condannati.

Una coincidenza sorprendente, poi, vuole che il nome di Troisi sia legato anche al caso di stringente attualità che verte su Mauro Romano, il bimbo scomparso da Racale il 21 giugno del 1977. Una vicenda della quale si è tornati a parlare proprio in queste ore per via della richiesta della Procura di Lecce di archiviare la posizione di Vittorio Romanelli, 79enne di Racale, in assenza di elementi più che solidi per sostenere un’accusa in giudizio circa un suo eventuale coinvolgimento nel rapimento.

Ebbene, Troisi, nel 1977, sembra che fosse proprio uno degli amichetti che stavano giocando con Mauro, al momento della sua scomparsa. Ma, come riportato proprio oggi, le sue ultime dichiarazioni, rese dal carcere di Opera (Milano), dove sta scontando l’ergastolo, non troverebbero alcun riscontro in quelle rese dagli altri due coetanei che erano con loro. Uno dei tanti elementi discordanti che stanno spingendo la magistratura a richiedere l'archiviazione della vicenda. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Danneggiata la lapide di Stefanelli, assassinato in una faida nel 1995

LeccePrima è in caricamento