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Cronaca Taviano

“Rinascere donna”, la beneficenza che aiuta la ricerca contro il tumore al seno

L’associazione “Angela Serra” ha organizzato un mercato, a Taviano, in cui sarà possibile acquistare ricami ed altri oggetti di corredo da devolvere ai ricercatori dell’Università e del laboratorio Dream. Salento al di sotto della media nazionale

LECCE - Ricorrere al lavoro sapiente delle nonne e alla beneficenza per sconfiggere il tumore al seno. Una scommessa che l’associazione “Angela Serra” ha voluto lanciare, organizzando una mostra mercato di ricami ed altri oggetti di antichi corredi per raccogliere fondi da devolvere ai ricercatori dell’Università del Salento e del Dream, il laboratorio diffuso di ricerca interdisciplinare applicata alla medicina. Si potrà partecipare ogni giorno, a partire da sabato 28 giugno fino a domenica 7 settembre a Taviano, recandosi in piazza del Popolo dalle 19 alle 22.

L’iniziativa è stata illustrata oggi nel corso di una conferenza stampa, tenuta presso il rettorato dell’ateneo salentino dal professor Michele Maffia di UniSalento e Dream e da Massimo Federico, professore presso il dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche ed ambientali di Unisalento.

La scelta del tumore alla mammella, come neoplasia sulla quale concentrare gli sforzi, non è causale: l’incidenza dei tumori è in costante aumento in tutto il mondo, ed è divenuta la seconda causa di morte nei Paesi industrializzati, come l’Italia. Nella popolazione femminile è il tumore al seno a farla da padrone, tanto che nel solo 2013 sono stati diagnosticati 47 mila nuovi casi lungo tutto lo Stivale. La provincia di Lecce, secondo l’ultimo rapporto che fotografa la situazione tra il 2003 e 2006, si mantiene al di sotto della media nazionale. Ma il dato interessante, avvisa il professor Maffia, è che dal carcinoma si può guarire nel cento per cento dei casi, a patto di agire per tempo. Senza trascurare ogni forma di prevenzione possibile.

“Fondamentale è la diagnostica precoce che si realizza attualmente con tecniche di analisi di immagine, tac ed ecografie – ha spiegato il professor Maffia -. L’università vuole contribuire ad aumentare l’efficienza della diagnostica precoce sia sviluppando dei sistemi informatizzati che rappresentano un’arma in più per il radiologo chiamato a verificare la presenza di noduli, sia intensificando la ricerca sulle nuove tecniche molecolari che rivelano velocemente la presenza della patologia”.

L’iniziativa, in ogni caso, si pone obiettivi ad ampio raggio che vogliono mutuare l’esperienza di altre città o regioni: “Vorremmo creare, come già avviene a Modena, una rete di ambulatori e servizi per spingere le donne alla prevenzione del tumore attraverso uno stile di vita corretto – ha aggiunto il professor Massimo Federico -. I risultati di sei mesi di percorso educazionale, che correggono la dieta e spingono ad intensificare l’attività fisica, non si sono fatti attendere. Si tratta di consigli medici, quindi a costo zero, ma l’obiettivo ultimo, che dovrebbe interessare tanto i ricercatori quanto la comunità, è quello di permettere a tutte le donne di curarsi all’interno del loro territorio, assicurando loro una pronta guarigione”.

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